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Corso Italia diventa la “casa” delle grandi firme

Si allarga l’offerta nel segno del lusso. Dopo l’apertura di Maltempi, il 9 maggio ecco Coin Excelsior oltre agli altri storici negozi top di abbigliamento e non solo

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TRIESTE Il lusso si appropria sempre più di corso Italia. Giubbotto in pitone di Brunello Cucinelli da quasi 9 mila euro, un vestito di Tom Ford da 3 mila euro, borse di Bottega Veneta da 2.950 euro. Cifre da capogiro che fino a pochi anni fa sembravano impensabili da proporre sulla piazza di Trieste. Ma il boom turistico e la visibilità che la città ha ottenuto a livello internazionale in questi anni hanno stimolato importanti aziende a puntare su Trieste con prodotti di alta fascia.
 
Dopo la recente apertura al civico 2 di Maltempi, in un locale a due piani, oltre 600 metri quadrati di esposizione e circa 2 milioni di investimento per trasformare quegli spazi da sedi di una banca e di un negozio più piccolo in una boutique, il prossimo 9 maggio sullo stesso corso, a partire dalle 18.30, Coin inaugurerà il suo spazio Excelsior, il format del gruppo che mira a un target più alto. 
 
«Siamo nel cuore di Trieste, perché Trieste ci sta nel cuore dal 1952. Per questo vogliamo regalare a tutti i triestini un’esperienza tutta nuova, in uno spazio rinnovato più interattivo, contemporaneo e coinvolgente dove trovare tutto quello che uno desidera», precisano da Coin. 
 
Corso Italia ospita già da anni proposte commerciali che vantano brand di livello come Rosiserli o Max Mara, e ora punta a trasformarsi nella via di riferimento per chi ama capi e accessori firmati. Lo sbarco in città di Maltempi, la srl con sede legale a Milano, quella operativa in provincia di Cremona e punti vendita a Napoli e Portofino, ha previsto che certi marchi ritirino i loro prodotti da altri negozi trasferendoli in quel nuovo store. E sulle vetrine di Trieste fanno ora capolino anche firme come Yves Saint Laurent, Bottega Veneta o Alexander McQueen. «Abbiamo aperto il 22 febbraio scorso, dunque serve ancora del tempo perché gli acquirenti stranieri ci scoprano e per fare così una valutazione sul tipo di clientela che il nostro punto vendita calamita – valuta lo store manager di Maltempi, Paolo Gadda –. Per ora – spiega – il 90 per cento dei clienti arriva da Trieste stessa, molti giovani e signore della “Trieste bene” che hanno accolto con entusiasmo la nostra apertura testimoniando che prima, per trovare certi brand, dovevano spingersi fino a Venezia o Cortina e che ora finalmente possono spendere i loro soldi nella loro città». 
 
Tra i clienti stranieri, si contano sloveni, croati, austriaci, qualche arabo e qualche acquirente dal Sud Africa. «Yves Saint Laurent è il marchio più venduto da quando abbiamo aperto – spiega Gadda –, i giovani apprezzano molto McQueen». 
 
Nuovi investimenti, quindi, che alzano il livello della proposta commerciale. Ma Trieste oggi offre un bacino di clientela capace di soddisfare una simile offerta? Secondo chi gestisce negozi che propongono da anni firme di alto livello, non ancora. Il 50 per cento del fatturato dei negozi di questo genere in città è generato da clienti stranieri, ma non turisti in visita alla città, bensì persone che da Slovenia, Croazia e Austria arrivano in città in giornata solo per fare determinati acquisti. In pratica, se trent’anni fa da oltreconfine arrivavano per accaparrarsi jeans e scarpe da ginnastica, oggi una selezionata clientela arriva invece a Trieste per comperare beni di lusso.
 
Un turismo “commerciale” dunque, che secondo molti potrebbe aumentare a fronte di una crescita del livello della proposta commerciale cittadina. La capacità di spesa dei triestini e degli italiani sembra invece essere diminuita. «Non abbiamo turismo da beni di lusso – conferma Rosi Vico, titolare di Rosiserli, da trent’anni sul mercato e antesignana nella proposta di certi brand di alta fascia – :gli acquirenti sono sempre gli stessi, soprattutto da oltreconfine. Il turista che arriva a Trieste porta via più facilmente un dolce tipico, un ricordo. Diverso invece il target di chi arriva in città per la Barcolana». 
 
«Al momento non c’è un bacino di utenza tale da giustificare una simile proposta – conferma anche Roberto Paganini di Griffe –. Il boom turistico, investimenti come quello di Allianz-Hilton e visibilità che Trieste sta ottenendo a livello mediatico grazie anche alle produzioni cinematografiche, hanno convinto alcune realtà della moda a puntare su Trieste. Io vedo di buon occhio certi investimenti, perché alzare il livello della proposta commerciale non può che rendere Trieste ancora più attraente». —
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