25 aprile, duemila al corteo di Anpi e Cgil. Fischiati Fedriga e Dipiazza

Foto di Francesco Bruni

La contestazione all'uscita della Risiera dopo la cerimonia solenne cui hanno partecipato diverse autorità. Prima, disappunto dal pubblico: "Perché negata la parola ai partigiani?"

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TRIESTE Prima la cerimonia ufficiale in Risiera e poi, non senza polemiche, la contromanifestazione di Anpi e Cgil. Nel 74/mo anniversario della Liberazione Trieste, come annunciato, si è divisa, celebrando con due cerimonie diverse questa importante data che ricorda la liberazione dell'Italia dal nazifascismo avvenuta il 25 aprile 1945.

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Alla cerimonia ufficiale hanno partecipato circa 300 persone e diverse autorità, tra cui il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e il sindaco Roberto Dipiazza. Poi nell'ex campo di concentramento hanno fatto il loro ingresso le quasi duemila persone (numeri questi riferiti dagli organizzatori) della contromanifestazione, guidate anche da Emilio Ricci, vicepresidente nazionale dell'Anpi.

Tra un l'uscita del primo gruppo e l'entrata del secondo si è registrato qualche istante di tensione: alcuni componenti del corteo Anpi-Cgil hanno fischiato al presidente della Regione Massimiliano Fedriga e al sindaco Roberto Dipiazza. La breve contestazione è comunque rientrata in poco tempo.

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I militanti della contromanifestazione avevano iniziato la marcia già nella prima parte della mattinata dallo stadio Grezar con il coro Pinko Tomasic, che ha intonato "Bella ciao". La marcia si è svolta comunque in maniera silenziosa, senza slogan eccetto "Ora e sempre resistenza". In testa Anpi, Aned (Associazione ex deportati nei campi nazisti) e coro Pinko Tomazic.

"Grazie per essere qui, abbiamo ritenuto che chi ha fatto parte della Resistenza oggi dovesse avere diritto a prendere la parola in questo luogo", ha detto una volta all'interno della Risiera Fabio Vallon, presidente Anpi Trieste. Ricci ha aggiunto: "25 aprile occasione di festa. Grazie alla Resistenza oggi siamo liberi".

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Presente a entrambe le manifestazioni con una delegazione di circa sei persone il Pd, senza però senza alcuna bandiera, nemmenod durante il corteo all'esterno della struttura: "Abbiamo rispettato le indicazioni della commissione della Risiera - hanno specificato gli esponenti del partito - che nel luogo invitava alla partecipazione senza vessilli di partiti o altro".

La cerimonia ufficiale con l’ingresso dei gonfaloni delle città di Trieste e Muggia, decorati rispettivamente della medaglia d’oro e d’argento al valor militare si è svolta prima, alle 11. Il programma ha seguito il protocollo. Tuttavia dal pubblico una voce si è alzata - scrive l'Ansa - chiedendo per quale motivo non sia stata data la parola ai partigiani «lasciando parlare gli altri».

Presenti fra le autorità, il Commissario europeo ai Trasporti, Violeta Bulc, il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, la senatrice Pd, Tatjana Rojc e il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo. La commemorazione è proseguita con la deposizione di corone d’alloro da parte del presidente Fedriga, prefetto di Trieste, Valerio Valenti, e del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza e del Commissario Ue.

In Risiera era presente anche il picchetto del Reggimento Piemonte Cavalleria, autorità militari, civili e religiose con i rappresentanti di varie associazioni e del Comitato internazionale del lager nazista della Risiera di San Sabba. Presente anche la bandiera della Brigata Ebraica.

A questo proposito la comunità ebraica ha specificato che avrebbe partecipato solo alla manifestazione ufficiale. «Parteciperemo alla cerimonia solenne, come abbiamo sempre fatto. La comunità ebraica di Trieste non è interessata a partecipare alla manifestazione promossa dall'Anpi, Cgil e altre associazioni partigiane».

Lo ha detto all'Ansa il presidente della Comunità ebraica di Trieste, Alessandro Salonichio. «Questa è la festa che - ha aggiunto - vuole ricordare la liberazione dal nazifascismo, che ha riguardato tante persone che hanno subìto violenza, deportazioni, uccisioni, maltrattamenti, perdita di beni morali e materiali, è una manifestazione che dovrebbe unire e non dividere.

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Creare dunque una rottura di questo tipo, è una decisione che personalmente non mi vede d'accordo». Comunque, «ognuno è legittimato a fare quello che vuole». La comunità «mantiene una posizione equidistante», ha sottolineato. «Speriamo che non ci siano altre provocazioni come quelle dello scorso anno e che non ci siano momenti di minima tensione», conclude Salonichio, ricordando le contestazioni al Rabbino capo di Trieste, Alexander Meloni e al sindaco Roberto Dipiazza.

 

 

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