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25 aprile, Fedriga si smarca dalla linea Salvini: «Andrò in Risiera per la Liberazione»

I big leghisti dribblano le cerimonie, il governatore annuncia invece la presenza a Trieste in risposta alle scelte a sinistra

Marco Ballico
3 minuti di lettura
(ansa)

TRIESTE Massimiliano Fedriga, come pure i colleghi governatori del Nord, prova a togliere la Lega dall’isolamento che invece, a Roma, Matteo Salvini e altri big nazionali caldeggiano. Il tema è quello delle celebrazioni del 25 aprile, che la pattuglia dei ministri leghisti ha annunciato di voler dribblare, mentre Fedriga dice che lui, alla festa della Liberazione, intende esserci.

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Lo strappo di Anpi e Cgil a Trieste? La prospettiva di una doppia cerimonia? «Notizie che mi sollecitano ad andare alla manifestazione - fa sapere il presidente della Regione, ieri a Udine a margine della presentazione dei candidati leghisti alle elezioni europee -. Dopo queste polemiche, anche da parte di sinistra ed estrema sinistra, e dunque in risposta a chi continua a politicizzare la vicenda, annuncio ufficialmente che il 25 aprile sarò in Risiera, perché esiste una memoria di tutti e non solo una memoria che ha le bandiere rosse».

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Fedriga insiste: «Chi non verrà vuole evidentemente continuare a portare avanti una memoria di parte, esclusiva e non inclusiva, che non cerca di riappacificare, ma di continuare ad accendere gli animi. E invece la memoria appartiene anche ai partigiani bianchi, i cattolici che si sono battuti per la Liberazione, e a chi ha patito le persecuzioni durante il nazi-fascismo come gli ebrei. Non penso che ci siano morti o perseguitati di serie A o di serie B - conclude il governatore - e per questo sarò in Risiera».

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Due modi diversi di reagire alle polemiche. E di gestire un evento che, ogni anno, divide gli schieramenti. Se Fedriga fa un passo avanti, a Roma Salvini, che in passato già aveva tuonato contro una ricorrenza «che si è tinta un po’ troppo di rosso», e che, anziché «festa di tutti», «è diventata un derby tra fascisti e comunisti», preferisce tirarsi indietro. Il ministro dell’Interno ha già informato che domani sarà a Corleone, in Sicilia, per l'inaugurazione del locale commissariato di polizia, insieme al governatore siciliano Nello Musumeci e al capo della polizia Franco Gabrielli: «Giusto ricordare i drammi storici di settanta anni fa, però, la guerra di Liberazione oggi io, da ministro dell'Interno, non la faccio ricordando il fascismo e il comunismo, ma combattendo la mafia nel cuore della Sicilia. Fortunatamente siamo in democrazia; fascismo, comunismo e nazismo non torneranno più». Una linea assecondata anche dagli altri ministri leghisti, che non hanno in agenda le celebrazioni. Il titolare delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, in particolare, ha già reso noto che passerà il 25 aprile «in famiglia».

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Molto diversa la risposta del territorio. Non c’è solo Fedriga sul percorso della partecipazione. Luca Zaia, presidente del Veneto, sarà a Vittorio Veneto con il capo dello Stato Sergio Mattarella. Pure il presidente della Lombardia Attilio Fontana è atteso nella sua Varese. E così anche molti sindaci del Nord padano. A Udine Pietro Fontanini sarà presente all’alzabandiera e al deposito delle corone di alloro al Tempietto ai Caduti in Piazza Libertà. Insomma, Salvini da una parte, vari altri amministratori leghisti dall’altra.

Con il Movimento 5 Stelle, alleato di governo, che attacca a Roma e fa gli applausi a Fedriga in regione. «Leggo che qualcuno oggi arriva persino a negare il 25 aprile - scrive in un post su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio -. Lo trovo grave. Non è alzando le spalle e sbuffando che questo Paese cresce. E poi è curioso che coloro che oggi negano la festa della Liberazione siano gli stessi che hanno aderito al congresso di Verona, passeggiando mano per la mano con gli antiabortisti». Il 25 aprile, prosegue il leader pentastellato, «non è questione di destra o di sinistra, ma di credere nell'Italia e di rispettarla».

Stefano Patuanelli, senatore triestino, capogruppo a Palazzo Madama del M5S, si dice invece «contento che il buon senso vinca rispetto a posizioni incomprensibili perché davvero non ci si può dividere in una simile occasione». Il riferimento è a Fedriga e alla sua scelta di andare in Risiera. «Non giudico la doppia faccia di un altro movimento politico - osserva ancora Patuanelli -, ma trovo molto positiva la decisione del presidente della Regione». Salvini e il suo disinteresse? «Mi auguro che il ministro leghista cambi idea, anche se lo ritengono improbabile».

Un nuovo segnale dell’incompatibilità tra gialli e verdi? «Il tema vero non è il 25 aprile, ma migliorare l’Italia sulla base di un contratto. Molto più determinante sulle sorti del governo- dice Patuanelli citando il “salva-Roma” – sciogliere il nodo di come far risparmiare 2,5 miliardi agli italiani». —


 

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