Individuato il basista “triestino” dei ladri in villa

Accusa di favoreggiamento per un cittadino albanese residente in città. Avrebbe offerto ospitalità e dato aiuto per la fuga

TRIESTE Dava ospitalità ai ladri che saccheggiavano le ville del Carso. Non solo. Secondo le indagini avrebbe anche fatto da “staffetta” per la fuga dei rapinatori dopo il colpo di Opicina dello scorso gennaio durante il quale c’era stata anche una sparatoria.



Dovrà ora rispondere alle accuse di favoreggiamento Gentian Hasalliu, l’albanese di ventisette anni che vive a Trieste, coinvolto nell’inchiesta della Squadra Mobile culminata con i tre arresti degli scorsi giorni. In carcere sono finiti il ventottenne Klajdi Hallulli e il ventiseienne Kristo Shyti. Il trentunenne Mariglen Myrto, l’uomo che accompagnava in auto i complici durante i furti, è invece ai domiciliari.



Ma dai tabulati telefonici gli investigatori hanno accertato che pure Hasalliu, l’albanese di Trieste, aveva un ruolo centrale nei colpi che la banda di stranieri organizzava sull’altipiano. Il ventisettenne faceva da “basista”: quando i connazionali partivano da Altamura (Bari) per recarsi in città a compiere i furti, lui apriva le porte di casa sua.

Anche dopo la rapina di gennaio a Opicina, quella finita in sparatoria, la banda avrebbe poi trovato rifugio da Hasalliu: la coppia di ladri, dopo aver fatto irruzione nella villa, aver picchiato e disarmato il sessantanovenne Gianfranco Bernardi, si sarebbe nascosta nel bosco per poi spostarsi nell’abitazione del complice a Trieste. E circa due giorni dopo, Hasalliu, avrebbe fatto da “staffetta” ai tre connazionali per il loro viaggio di ritorno ad Altamura: le strade, infatti, erano ancora pattugliate dagli agenti a caccia dei criminali.

Le indagini continuano per scoprire se gli arrestati, come sembra, sono gli autori anche di altri colpi segnalati quest’inverno sull’altipiano. —


 

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