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Abusi al centro estivo, ultima condanna all’orco

La Cassazione conferma la pena a sei anni per l’autista di un pulmino che aveva violentato una bimba di quattro anni e mezzo

TRIESTE Abusi su una bambina di quattro anni e mezzo al centro estivo. Per Marin Floaca, rumeno di 53 anni, è arrivata la terza condanna. Dopo la Corte d’Appello anche la Cassazione ha confermato la pena di sei anni di reclusione che era stata disposta in primo grado (in rito abbreviato) dal giudice Laura Barresi.



La descrizione di ciò che la piccola aveva subìto, riportata negli atti di indagine, è a dir poco sconvolgente. L’uomo, residente a Monfalcone, la portava in uno stanzino appartato, si faceva toccare i genitali e poi la violentava.



I fatti si sono verificati nel 2012 in un noto agriturismo del Carso che, all’epoca, si occupava anche di attività estive.



Marin Floaca, che i bambini conoscevano come il “maestro Marino”, era un dipendente: faceva l’autista del pulmino con cui i bimbi venivano portati dal centro città all’altipiano.

I genitori avevano scoperto tutto per caso: il 14 ottobre del 2012, per la precisione, quando la mamma e il papà si erano recati nell’agriturismo per bere un caffè assieme ad alcuni amici. La bimba si era improvvisamente incupita, scoppiando in lacrime. «Scesi dall’auto abbiamo visto che all’ingresso del bar era seduto Marin, che sapevamo essere il conducente del pulmino», aveva dichiarato il padre nella denuncia ai carabinieri di Duino Aurisina. «Quando mia figlia ha notato Floaca si è messa a piangere».

Ma solo successivamente la mamma e il papà avevano capito il vero motivo di quella reazione e i comportamenti che la piccola stava iniziando via via a manifestare: difficoltà ad addormentarsi e ad andare in bagno, disturbi di attenzione e irritabilità.

Nei momenti di calma la minore era riuscita a confidarsi con la madre raccontandole cosa le veniva fatto da quell’uomo nell’agriturismo. «Mi ha mimato i gesti di come lui la toccava e la penetrava», si legge nella testimonianza dei genitori. Poi la bambina aveva disegnato la sagoma del “maestro Marino” su un foglio, così come era stata costretta a vederlo: nudo.

Nella denuncia (il legale della parte civile è l’avvocato Mariapia Maier, che ha tutelato la famiglia della vittima) emerge anche che il cinquantatreenne avrebbe filmato e fotografato la bimba, dicendole che se avesse raccontato qualcosa alla mamma e al papà loro non sarebbero più venuti a prenderla. —


 

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