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Da Onida ad Altan, oltre mille firme contro la scomunica al Vademecum foibe

Storici, docenti, nomi del mondo della cultura e della politica tra i sottoscrittori dell’appello rivolto a Fedriga e Mattarella 

TRIESTE Oltre mille firme raccolte su moduli cartacei e attraverso una piattaforma online. Sono quelle apposte in calce all’appello inviato dall’Istituto Parri di Milano al governatore Massimiliano Fedriga e al Capo dello Stato Sergio Mattarella, per domandare il ritiro della discussa mozione con cui il centrodestra regionale ha manifestato la volontà di tagliare i fondi alle associazioni culturali definite «negazioniste» sui temi delle foibe e dell’esodo.

Nel novero sono finiti tuttavia anche un centro di ricerca riconosciuto come l’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia e un documento come il Vademecum per il giorno del ricordo, preparato dal professor Raoul Pupo, invitato tra l’altro proprio dal Consiglio regionale a tenere l’orazione ufficiale in occasione dell’ultima celebrazione del Giorno del ricordo.



A sostenere la petizione del Parri figurano anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida e il vignettista Francesco Tullio Altan, nomi noti che si affiancano a quelli di storici di fama internazionale, come Paolo Pezzino, Filippo Focardi, Pietro Causarano, Carlo Fumian, Mario Isnenghi, Santo Peli, Adriano Prosperi, Simone Neri Serneri e Silvia Salvatici.

Nutrita anche la presenza del mondo culturale sloveno, a cominciare dalla storica triestina Marta Verginella. Non manca poi il sostegno dell’Anpi, del collettivo di scrittori Wu Ming e dei politici del centrosinistra, da Ettore Rosato a Debora Serracchiani, passando per Roberto Cosolini, Laura Marzi e Giorgio Rossetti.



Il documento è firmato inoltre da insegnanti, ricercatori e semplici cittadini, secondo cui «la limitazione della libertà di opinione e di ricerca su temi concernenti le foibe e l’esodo è un segnale preoccupante per la democrazia e lede la possibilità di una discussione serena e articolata su un momento importante della nostra storia».

Ne discende la condanna alla mozione, con cui si è impegnata la giunta regionale «a sospendere ogni contributo finanziario a beneficio di soggetti pubblici e privati che, direttamente o indirettamente, concorrano a diffondere azioni volte a non accettare l’esistenza delle vicende quali le Foibe o l’Esodo ovvero a sminuirne la portata».



La lettera stigmatizza l’accostamento del termine «riduzionista» al Vademecum e parla di «pericoloso attacco frontale alla libertà di ricerca e alla libertà di parola, un tentativo manifesto di imporre una “verità di Stato” (le foibe come “pulizia etnica”) tacitando chi sostiene punti di vista diversi, magari più articolati e anche scientificamente più fondati».



La richiesta finale è che «questa mozione, che ha una rilevanza non solo locale ma anche nazionale e internazionale, sia subito ritirata. Chiediamo inoltre che siano assicurate, senza ricatti economici, le condizioni necessarie affinché tutti gli istituti impegnati nella ricerca scientifica sui temi legati al confine orientale, alle foibe e all’esodo possano continuare a svolgere la loro preziosa attività sia sul piano della ricerca sia sul piano della diffusione dei risultati». —


 

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