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Dirigenti di Palazzo sul piede di guerra. Il manager “anti Fb” ora rischia il posto

L'assessore Sebastiano Callari

Fronda dei direttori centrali contro il capo del Personale Forte per i ritardi di alcune nomine. La giunta studia il trasferimento

TRIESTE Prima le proteste di dipendenti e sindacati dopo a una serie di circolari giudicate esagerate e l’improvviso divieto d’accesso ai social network. Ora le proteste dei direttori centrali, che lamentano (e i testimoni parlano di toni ben più che animati) lentezze eccessive nel colmare gli organici con due dozzine di direttori di servizio che la burocrazia regionale ritiene fondamentali per completare i ranghi dell’amministrazione. E così il direttore centrale della Funzione pubblica Francesco Forte, ovvero il manager pubblico che si occupa del personale della Regione, finisce ancora una volta sulla graticola, tanto che all’interno della giunta si sta valutando di trasferire il funzionario ad altro incarico.



Un membro della giunta lo dice a bassa voce: «Esiste una fronda dei direttori centrali contro Forte». E un pari grado del dirigente lo spiega ancor meglio: «Aspettiamo la nomina di diversi dirigenti da mesi ma non si muove nulla. Così non si può lavorare». L’esecutivo potrebbe approfittare allora dell’estate per un avvicendamento: i direttori centrali sono stati infatti nominati tutti per un primo anno di prova e ad agosto dovranno essere riconfermati per la legislatura o spostati ad altro ruolo. È qui che Forte potrebbe prendere altre strade e a Palazzo si mormora che lo stesso funzionario vedrebbe di buon grado un trasferimento, stufo di dover giustificare la propria linea.



Da quanto trapela, infatti, durante le recenti riunioni del comitato di direzione, sono stati diversi direttori centrali a puntare il dito contro il funzionario accusandolo dei ritardi nella nomina di dirigenti di seconda fascia. Nicola Manfren ad esempio lamenta la mancata indicazione del responsabile del servizio Famiglia, Magda Ulliana richiede la designazione di due direttori per smettere di coprirne a interim le funzioni alla Infrastrutture, Anna Del Bianco ha tutte le posizioni scoperte all’Erpac e Antonella La Manca ha lasciato l’ultimo tavolo sbattendo la porta per divergenti punti di vista sulla gestione della Cultura.

L’assessore Sebastiano Callari difende le scelte del suo uomo: «Nella pianta organica abbiamo una scopertura di 24 posizioni, è vero, ma è anche vero che siamo una delle Regioni italiane col rapporto più alto fra dirigenti e dipendenti. Per ora si manderanno avanti solo le nomine di alcune figure strategiche, ma per concludere l’opera bisogna anche parlare di riorganizzazione». I ben informati danno Callari già in trincea per salvare il soldato Forte e l’assessore esterna chiaramente il suo pensiero: «Le scelte fatte fin qui sono state prese sotto la mia responsabilità. Qualche errore di forma c’è stato, nel caso di alcune circolari e dello stop ai social network, anche se noto che dopo quell’episodio gli accessi sono diminuiti del 95%».

Fu proprio lo stop senza preavviso sull’accesso a Facebook a far saltare la mosca al naso al presidente Fedriga, che chiese dopo poche ore il ripristino della piena libertà di utilizzo dai computer della Regione. Il passo indietro di Callari e Forte fu immediato, ma la coppia rivendica invece le altre misure adottate in questo primo anno di collaborazione. A cominciare dalla circolare che invitava i 3. 700 dipendenti a non soffermarsi troppo davanti alle macchinette del caffè o al divieto di consumare cibo alla scrivania, si trattasse anche solo di una merendina o una bibita. Né era piaciuta ai sindacati la stretta sul sistema di timbrature, con l’avvio di una procedura minuziosa per giustificare ogni uscita dalla propria sede per ragioni di servizio. L’ultima goccia era stata l’invito a prendere visione di tutti i provvedimenti disciplinari emessi, dopo aver reso pubblico per la prima volta il file contenente le sanzioni comminate agli impiegati, sebbene non indicati col proprio nome per ragioni di privacy

Atti considerati intimidatori dalle parti sociali e dai lavoratori del pubblico impiego. Callari ha sempre sottolineato di essersi limitato ad applicare i regolamenti e oggi assicura che «in giunta e nei rapporti diretti col presidente non si è mai messo in discussione il futuro del direttore centrale: illazioni messe in giro ad arte dal partito “anti Forte”». Eppure in giunta c’è chi sostiene che le decisioni siano già prese, perché governare per quattro anni senza il supporto della macchina burocratica si rivelerebbe una missione impossibile. —




 

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