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L’avvocato di Scavone al lavoro sulla richiesta di scarcerazione

L’istanza al Tribunale entro venerdì. Nelle intercettazioni i riferimenti ai controlli della Finanza

Andrea Pierini
2 minuti di lettura

Aperitivo sotto canestro: caso Alma-Scavone, in redazione il dg Mario Ghiacci

TRIESTE Scadranno venerdì i termini per la presentazione dell’istanza di scarcerazione per Luigi Scavone, l’ex presidente della Pallacanestro Trieste (società estranea alla vicenda giudiziaria) e amministratore di fatto delle società della galassia Alma, finito in carcere con l’accusa di aver evaso 70 milioni di euro al fisco, attraverso una fitta rete di aziende “cartiere”. A confermare la data è l’avvocato Alfonso Furgiuele che domani, giovedì, avrà un incontro con il suo cliente, che sta studiando nel carcere di Poggioreale l’ordinanza di arresto da oltre 300 pagine.

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A distanza di una settimana da quando il gip Valentina Gallo ha disposto, oltre all’arresto di Scavone, anche quelli dei “soci” Francesco Barbarino e Carmine Franco, emergono altre intercettazioni che fanno capire come i vertici della “galassia” Alma avessero sottovalutato le indagini.

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Il 6 aprile del 2017 Scavone stava andando nella filiale di Napoli dell’Alma quando è stato contattato al telefono da Barbarino: «No, no, no aspetta prima di salire, aspetta Luigi! Lì c’è la Guardia di Finanza». I due decidono di vedersi nel garage e, poco dopo, lo stesso Barbarino contatta Edoardo Rinaldi, attualmente agli arresti domiciliari e all’epoca dei fatti legale rappresentante del “Consorzio logitaly”, un’altra società coinvolta nell’indagine, per invitarlo a non rilasciare dichiarazioni. «Mi raccomando eh – dice Barbarino a Rinaldi –, tu hai una malattia, non ricordi niente, insomma hai avuto problemi seri».

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Scavone in diverse conversazioni telefoniche, tutte agli atti, ha più volte rimarcato di essere lui al vertice della società insieme a Barbarino. «Il discorso è che siamo in due a gestire un gruppo ormai talmente grande che cominciamo a non farcela più», confidava a una donna il primo giugno 2017, un anno prima di diventare presidente della Pallacanestro Trieste. «Il gruppo – aggiungeva nel corso della stessa telefonata – è arrivato a 100 mila dipendenti. Siamo solo in due i proprietari e quindi dobbiamo gestire in tutta Europa tutto. Cominciamo a non farcela più».

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Sempre il primo giugno del 2017 Giuseppe Gallo, all’epoca procuratore “Alma” nel Nord Italia, chiamava Scavone per un controllo dell’ispettorato del lavoro in un cantiere della Spa alla “Citterio”, la nota azienda di salumi estranea alla vicenda.

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«C’è un problema – spiegava Gallo – la Cgil ha fatto arrivare l’ispettorato. Ci stanno facendo la guerra con la scusa che vogliono l’applicazione del contratto alimentare». «Mandami chi sono questi – replicava Scavone – perché vedo di agire ai fianchi io». In un’altra telefonata Barbarino invita Gallo a contattare Scavone per «mandare qualcuno delle istituzioni» a parlare con Rosario Rasizza, titolare della “Open job Spa” che voleva fare delle verifiche su Alma.

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L’8 aprile intanto si terrà l’assemblea di Altea Holding, la società proprietaria della “galassia” Alma le cui quote – secondo il sito internet – sono possedute da Luigi Scavone e da Leda Castaldo, che non è indagata. Il nuovo amministratore, che presumibilmente dovrà interagire con la Procura, dovrà riuscire a fare chiarezza anche sul futuro dei 16 mila dipendenti (soprattutto interinali) e della Pallacanestro Trieste, di cui Alma detiene il 94% delle quote. —


 

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