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Fedriga: «Uno Stato laico può riconoscere solo la famiglia naturale. Dico no ai surrogati»

Il presidente della Regione rivendica la scelta di partecipare all’evento. «Andrò a dire che bambini e vita non si possono comprare»

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TRIESTE «Il numero di aborti nel mondo è un problema. Qualcuno forse lo dice con enfasi eccessiva, ma il problema resta». Il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, sarà uno dei volti istituzionali di punta del prossimo Congresso mondiale sulla famiglia di Verona, evento a cui ha dato anche il patrocinio della Regione. «Ringrazio Matteo Salvini per la sua posizione chiara, al contrario di altri che hanno avuto paura».

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Fedriga, tra i relatori del convegno c’è chi vede l’omosessualità come una malattia da curare. Lei come la pensa?

Io guardo il manifesto del convegno, le posizioni dell’uno o dell’altro poco mi interessano. Io ho sempre detto che mi batterò perché nessuno venga discriminato in base al suo orientamento. Ma questo non ha a che fare col convegno, che tocca invece il tema della famiglia e dei bambini.

Pensa che la legislazione vigente sull’aborto vada modificata?

Mi piacerebbe che fosse applicata nella sua integrità, ovvero che venisse dato un adeguato sostegno dal punto di vista psicologico e sociale anche a chi decide di tenere il figlio. Per accompagnare tutti nei momenti difficili.

L’Italia ha aperto a concezioni di nucleo familiare più ampie della cosiddetta famiglia tradizionale con la legge sulle unioni civili.

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Io ho votato contro quella legge. Se parliamo di diritti, ad esempio per consentire un subentro in un contratto d’affitto, allora basta modificare il codice civile. Io sarei molto favorevole a iniziative di questo genere, sono per la totale libertà di tutti. Voler fare un surrogato del matrimonio, invece, non mi sembra utile per nessuno se non per chi ha motivazioni ideologiche. Sono disposto a discutere di diritti sotto il profilo civile, ma qui parliamo di amore e di riconoscimento dell’amore. Cosa che allo Stato non deve interessare, poiché non esiste un sistema per misurarlo. Sono problemi che possono interessare le confessioni religiose, ma uno stato laico può riconoscere solo la famiglia naturale.

A proposito di confessioni religiose, la stessa Chiesa cattolica ha preso le distanze dalle posizioni estreme dei relatori dell’evento.

Io vorrei sapere quali sono queste posizioni estreme. Mi pare ci sia un manifesto chiaro: si chiede di valorizzare la donna nel suo contesto professionale grazie al sostegno del pubblico; si dice che i bambini e la vita non si possono comprare e che non si può strappare un bambino dal ventre materno.

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Manifesto a parte, alcuni dei relatori sono compagni di viaggio pesanti a cui accompagnarsi, basta leggere le loro uscite.

E quali sarebbero?

Il religioso russo Dmitri Smirnoff ha definito “assassine e cannibali” le donne che abortiscono. La politica ugandese Akello ha smentito di aver sostenuto la pena di morte per gli omosessuali ma è comunque attestata su posizioni anti-gay... Non ne mancano.

Se questo è il ragionamento, bisognerebbe andare a vedere le posizioni di tutte le persone che partecipano a manifestazioni opposte a questa. Il numero di aborti che avviene nel mondo è un problema da affrontare. Magari qualcuno lo dice con enfasi eccessiva, ma resta un problema che dobbiamo porci.

Il convegno gode del sostegno di esponenti del neo-conservatorismo russo. Oggi si parla molto di identità nazionale e identità europea, ma così facendo non rischiamo una riedizione a destra di “facciamo come in Russia”, adottando posizioni putiniane?

Qua finiamo come il Russiagate degli Stati Uniti, in una bolla di sapone. Per anni i media mainstream hanno spiegato che Trump è pagato dai russi, che gli hacker russi lo sostengono: ora sono stati smentiti e ridicolizzati. In questo periodo ho molto rivalutato i social network. Tutti dicono che in rete circolano fake news, ma io ne ho lette molte in questi giorni sui media che si occupano del convegno di Verona.

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Abbiamo visto il confronto fra Lilli Gruber e Giorgia Meloni, ma non le pare che neanche Matteo Salvini sia un grande testimonial per la famiglia tradizionale?

Mi sembra un paragone poco azzeccato. Difendere la famiglia naturale non vuol dire essere immune ai casi della vita quotidiana. Che si possano avere dei problemi non comporta negare l’esistenza della famiglia naturale. Se poi ognuno di noi dovesse uniformare il proprio pensiero alle proprie vicissitudini, vorrebbe dire che non ci possono essere più impostazioni generali. Personalizzare in questo caso serve a denigrare. Io invece ringrazio Salvini per la posizione chiara che ha preso, a differenza di tanti che hanno avuto paura di fronte a un attacco indegno verso questa iniziativa.

Iniziativa a cui lei ha dato il patrocinio della Regione Fvg.

Quando, qualche anno fa, la giunta guidata da Debora Serracchiani ha concesso il patrocinio al Gay Pride, non ho visto altrettante proteste. Ora non capisco perché io non possa dare il patrocinio al convegno. Mi sembra una concezione unidirezionale della democrazia.


 

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