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No al Gay Pride in piazza Unità: cultura e scienza alzano la voce

Sotto accusa la scelta di negare il salotto buono all’evento «Quello spazio è di tutti. Chiuderlo è assurdo e impopolare»

Fabio Dorigo (ha collaborato Elisa Grando)
3 minuti di lettura

In piazza Unità sventola l'arcobaleno

TRIESTE Da Mauro Covacich a Pino Roveredo. Da Stefano Fantoni a Lino Guanciale. Il mondo della cultura e della ricerca alza la voce contro la decisione della giunta comunale di negare piazza Unità agli organizzatori del Gay Pride in programma il prossimo 8 giugno. Una chiusura giustificata dall’esecutivo con motivazioni politico-amministrative («quanto proposto non è coerente con gli indirizzi di mandato», taglia corto il sindaco), ma criticata senza mezzi termini da artisti e scienziati, oltre che da esponenti politici.

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«Amo molto Trieste e rispetto le posizioni politiche, a patto che siano rispettose della democrazia - afferma l’attore Lino Guanciale, il commissario Cagliostro della serie la Porta Rossa girata in città e premio Ubu per il teatro in scena di recente a Udine con “I ragazzi di vita” di Pasolini (regia di Massimo Popolizio) - .

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Credo che non autorizzare una piazza al Gay Pride oggi sia un errore perché non si tratta di una questione politica, ma di una questione di civiltà e di rispetto dei diritti delle minoranze».

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«Il discorso sui generi sessuali è decisamente un tema sensibile oggi e agire in maniera reazionaria, o in direzione della chiusura, non è un modo saggio di agire - aggiunge l’attore, per nulla tenero nei confronti dell’amministrazione Dipiazza che pure l’ha coccolato in tutti i modi dopo il successo della serie televisiva -. La Trieste che io amo è una città accogliente e capace, nel rispetto della propria identità, di incontrare l’altro. Non bisogna avere paura di manifestazioni come il Gay Pride che testimoniano l’esistenza della diversità, perché essa è ricchezza. E nessuna città è viva della ricchezza della diversità come Trieste».

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Le piazze del resto sono di tutti e non si possono negare. «Quella di chiudere piazza Unità è una mossa impopolare e poco intelligente che alla fine si ritorcerà contro. Così si finirà di parlare ancora di più della manifestazione. Un atto contro la libertà di essere tutti quello che ci pare. Una discriminazione assurda», dichiara lo scrittore Pino Roveredo.

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«Non ho commenti da fare. Ma in segno di protesta rispetto a questa decisione d’ora in poi in ogni mia uscita pubblica a Trieste sarò Maura». Così lo scrittore Covacich (o meglio, appunto, la scrittrice Maura in ossequio alla volontà dell’autore) preferisce cambiare nome piuttosto che genere letterario. Così Trieste, dopo Anita Pittoni e Susanna Tamaro, può vantare un’altra scrittrice di assoluto rilievo. Merito dell’attuale amministrazione che insiste a discriminare persino le piazze.

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Il cantante Simone Cristicchi preferisce non dire nulla: «Mi spiace che mi chiamiate per questo cose». Lo scienziato Stefano Fantoni, champion di Esof 2020, ne fa una questione epistemologica: «La scienza è inclusiva. Non fa differenze di nessun genere. È così da sempre». Un pensiero in linea con quello espresso dal rettore Maurizio Fermeglia che, mercoledì, aveva votato a favore del patrocinio dell’Università al Pride.

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A farsi sentire, come detto, è anche il mondo della politica. L’ex sindaco Roberto Cosolini non ha mai vietato una piazza per motivi politici. «È un atto gravissimo. Un atteggiamento ideologico di intolleranza impensabile in una città come Trieste nel 2019. Un atto viziato da un punto di vista formale: l’autorizzazione o negazione di uno spazio pubblico da parte di un’amministrazione pubblica non si può basare sul presupposto della condivisione o meno dei valori che stanno alla base della manifestazione. È illiberale. Manifestare è un diritto costituzionale». Una tesi sostenuta anche da Walter Citti, ex garante regionale dei diritti alla persona: «Il potere discrezionale del Comune nel concedere uno spazio pubblico dovrebbe incontrare il giusto limite del divieto di scelte arbitrarie se non addirittura discriminatorie basate su fattori quali l’orientamento e l’identità sessuale i quali godono di piena protezione costituzionale in relazione al godimento di libertà fondamentali quali quella di espressione e di manifestazione».

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Non concedere la piazza Unità, insomma, a detta di molti è anticostituzionale. La giunta comunale, tuttavia, difende la scelta. Solo l’assessore al Commercio Lorenzo Giorgi sembra un po’a disagio con la scelte. Lui che celebra senza problemi le unioni civili, è favore le all’eutanasia, è stato additato sui social come omofobo e razzista. «L’utilizzo di piazza Unità non rientra nella mie competenze, bensì in quelle del gabinetto del sindaco. Per quando riguarda il Pride Fvg, sono dell’idea che tutti abbiano il sacrosanto diritto di manifestare in piena libertà. Io - prosegue - sono una persona fortemente liberale per questo sto in Forza Italia. Anzi, auguro buona sfilata a tutti». Non è così per l’altro assessore forzista, la responsabile Turismo, Francesca De Santis, che rinuncia ad avere un pensiero sul Pride Fvg: «Abbiamo convenuto come giunta di dare questa risposta. Non sono autorizzata a dare altre informazioni» . –





 

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