Dalle comunità religiose al mondo della scuola: altro no al crocifisso imposto

Al Centro studi evangelico Schweitzer si rianima il fronte contrario al Regolamento delle materne. Il valdese Hofer: «I luoghi pubblici sono di tutti». Il rabbino Meloni: «Non si strumentalizzi la fede» 

TRIESTE Dalle comunità religiose cittadine al mondo della scuola, diverse voci continuano a levarsi contro il nuovo Regolamento per le materne triestine. Un’occasione di dibattito è stata fornita l’altra sera dalla tavola rotonda intitolata “Laicità e scuola pubblica. A partire dal nuovo Regolamento per gli asili comunali di Trieste”, organizzata dal Centro studi evangelico “Albert Schweitzer”. Gianfranco Hofer, esponente della Chiesa valdese, ha parlato del fenomeno tipicamente italiano della «libertà differenziata» per i vari credo. «A un estremo – ha detto – c’è il cattolicesimo protetto dal concordato, e dall’altro religioni che non hanno alcuna tutela di legge. Sono semplicemente ammesse, tollerate. Questa situazione permette a un’amministrazione comunale di imporre la religione cattolica come fondante per tutti. Così si oltrepassano i limiti dello stesso concordato. Alcune religioni sono più libere di altre».



Sotto critica anche la presenza del crocifisso, assicurata nelle scuole. Hofer ha ricordato che «gli ambienti pubblici sono di tutti. Ciò nonostante a luglio la Lega ha presentato a livello nazionale una proposta di legge per imporre il crocifisso in tutti gli uffici pubblici. Secondo firmatario è stato il nostro governatore».



«Io – ha fatto eco il rabbino Alexander Meloni – non sono cristiano. Nel nome del crocifisso per secoli gli ebrei sono stati massacrati, non riesco a vedervi un simbolo universale. Ma capisco che simili simboli siano parte del sostrato culturale italiano, non mi stupisco se li incontro. Finché viene allestito il presepe in piazza Unità è un conto: anche noi per l’Hanukkah abbiamo fatto qualcosa di analogo, fuori dalla sinagoga. È la convivenza. Diverso è se il crocifisso viene imposto dalla legge: non ce n’è bisogno. Mi preoccupa che la politica possa di nuovo utilizzare la religione per scopi personali». «Da profondo democratico penso che uno Stato abbia l’obbligo di tutelare tutti i suoi cittadini», ha proseguito Meloni: «Accanto al crocifisso, allora, in classe dovrebbero esserci anche i simboli delle minoranze. Questa è democrazia, diversa dal laicismo. Ovviamente ciò non è realizzabile. Lo Stato allora deve necessariamente fare una scuola neutrale e laica».



«Solo la scuola laica – così Renata Brovedani, già docente nei licei ed esponente Pd – può garantire una formazione adeguata a tutti i bambini: se manca, il rischio è che le persone si chiudano nelle proprie comunità d’appartenenza». Alla luce di ciò il nuovo Regolamento è «non necessario», ha proseguito Brovedani: «Le bambine, poi, non sono nominate nemmeno una volta, nel testo. Nessun emendamento dell’opposizione è stato accettato, in totale disprezzo del dibattito consiliare. Simili dettagli rivelano la natura ideologica del tetto del 30% alla presenza di bambini stranieri o della religione cattolica quale cardine del discorso. Ma abbiamo visto anche l’eliminazione dei pasti etnici, il mancato finanziamento di progetti dedicati all’interculturalità. Sembra che l’obiettivo più ampio sia rendere invisibili questi bambini».



«La scuola – così Davide Zotti, del Centro studi per la scuola pubblica ed esponente Arcigay – è messa sotto attacco da parte di chi la ritiene un luogo di omologazione. Un ente accreditato dal ministero dell’Istruzione di recente ha proposto agli insegnanti corsi sull’esorcismo: è venuta meno anche l’autocensura. Non bisogna inoltre dimenticare che lo scandalo sulle scuole materne di Trieste è stato preceduto da quello di Monfalcone».—


 

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