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L’ex governatrice, ora nuova vicepresidente del Pd: su M5s il sorpasso è possibile

La deputata: si riparte da lavoro, ambiente ed Europa, sì a temi concreti

2 minuti di lettura

TRIESTE «Lavoro, Europa, ambiente». Il Pd riparte da qui, secondo Debora Serracchiani, appena nominata vicepresidente del partito in quota minoranza e convinta che «il sorpasso al M5s è possibile».



Per la minoranza Zingaretti era il passato. E ora?

Il segretario ha dato segnali di apertura forti sul riformismo, parlando di partito innovatore che accetta la sfida del cambiamento.

In tanti la davano in discesa. Questa nomina cosa rappresenta per lei?

Un riconoscimento importante e la responsabilità di lavorare per il cambiamento.

Come si fa il partito “tutto nuovo” del segretario?

Il congresso ci ha visto tornare a fare elaborazione politica e abbiamo molto da dire alle sacche di dissenso in aumento contro le scelte del governo. “Cambiare tutto” sta nelle prerogative di un segretario che esce da una così netta affermazione delle primarie.

Cosa rivendica rispetto al Pd renziano?

L’istanza riformista e il coraggio di accettare la sfida del cambiamento.

Minoranze spaccate e in lotta per i posti: il correntismo non muore…

Le correnti ci sono e anche una loro forte personalizzazione. Ma la politica è molto cambiata e dobbiamo adeguarci per affermare una visione diversa da Lega e M5s.

Renzi farà la guerra?

Sono cambiati linea e segretario, ma chi c’era prima ha la responsabilità di essere minoranza senza essere opposizione. I renziani sanno cosa significa subire l’attacco interno e non credo lo replicheranno.

Zingaretti cita Moro e Gramsci. Chi preferisce?

Due pezzi del pantheon. Dobbiamo essere partito plurale con un’azione unitaria.

Si farà la lista unica «da Tsipras a Macron»?

Quello è l’approdo, il campo in cui staremo dopo il voto. Il Pd lavora intanto con la società che vediamo nelle piazze: Friday for future, Sì Tav, liste civiche, associazioni contrarie al decreto Sicurezza. Mondi che si battono su temi concreti e che vogliamo intercettare, perché etichette e partitini non bastano più. C’è un campo largo da intercettare e in questo Carlo Calenda è interlocutore importante.

Dopo le primarie il Pd è in ripresa.

Fino a poche settimane fa si parlava di rischio implosione. Pur sconfitti in Abruzzo e Sardegna, siamo in risalita mentre il M5s fa un tonfo. Ma noi non puntiamo ad arrivare secondi: c’è molto da lavorare.

Le pare possibile intanto superare il M5s alle europee?

Ci sono tutte le condizioni.

Grazie al «governo del ni»?

Sono incerti su tutto: Venezuela, infrastrutture, rapporti con la Cina. Perdiamo posizioni, siamo in recessione, calano i consumi, le assunzioni sono ferme, manca affidabilità rispetto a interlocutori e investitori internazionali.

Da dove si riparte allora?

Lavoro, ambiente ed Europa.

Il Pd ha fatto abbastanza sulla lotta alla precarietà?

Oggi abbiamo interventi propagandistici, ma servono misure chiare che non cambino le regole in corsa. Il precariato non si combatte col decreto Dignità, che complica i contratti a termine, ma tagliando il costo del lavoro per le assunzioni a tempo indeterminato.

In Europa vi batterete per la fine dell’austerity?

L’Ue non può pensare solo alla tenuta dei conti. Serve un’Europa sociale che investa in formazione, scuola, università e inclusione.

Parla di ambiente, ma il Pd è per la Tav…

Non facciamo l’errore di ritenere in contrasto sviluppo e ambiente. Il treno ha basso impatto rispetto ad altri mezzi e Zingaretti fa bene a visitare le grandi opere.

Che ne pensa della Via della seta?

Sono tra i più convinti sostenitori dell’apertura del dialogo con la Cina e l’ho messo in pratica. Ma il governo non dà affidabilità sulla reciprocità: non ci muoviamo in una cornice europea e ci sono dubbi sul collegamento fra accordi commerciali e cessione di debito pubblico. Sui porti però la riforma delle Autorità del Pd garantisce che gli enti rimangano pubblici e diano concessioni. Spero che nessuno modifichi questo assetto. —


 

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