Il Molo VI cambia: Parisi lascia e i turchi di Ekol rilevano il 100%

Il terminalista triestino cede le sue quote restanti in Emt e pensa alla Piattaforma logistica e alla trattativa con la Cina 

TRIESTE L'ingresso di China Merchants Group in Piattaforma logistica srl si avvicina e Francesco Parisi decide di uscire dalla gestione del Molo VI del porto di Trieste. Conferme sul closing fra la cordata triestina e il colosso asiatico ancora non ce ne sono e sarà difficile che arrivino a stretto giro, dopo il polverone sollevato dalla sempre più vicina firma del memorandum fra Roma e Pechino. Ma le prove che qualcosa sia in moto arrivano per via indiretta, con la scelta di Parisi di lasciare definitivamente le proprie attività nel Molo VI.



Improbabile che l’imprenditore abbia compiuto il passo senza avere certezze su quanto potrà svilupparsi soltanto due chilometri più in là. Ecco allora trasformarsi in pratica la volontà di dedicarsi in toto alla nascita della Piattaforma logistica, vendendo le quote detenute nella società Europe Multipuropose Terminals (Emt), titolare per ancora 16 anni della concessione sul Molo VI. A rilevare il 18,3% di Parisi è la turca Ekol, già socia di maggioranza di Emt, che usa la banchina per la movimentazione di traghetti ro-ro provenienti da e per la Turchia. Ekol ha acquistato anche la percentuale posseduta da Friulia, andando così a conquistare l’intera proprietà attraverso la controllata Yalova ro-ro terminali.



L’operazione è cominciata in realtà nel 2016, quando Parisi ha ceduto il 65% di Emt al gruppo Ekol, tenendo per sé il 18,3%. Il resto delle quote era nelle mani di Friulia, emanazione diretta dalla Regione Fvg. La decisione fu presa alla scadenza dell’accordo triennale fra Emt ed Ekol, che era il principale cliente del Molo VI, con traffici pari al 70-80% del volume d’affari del terminal. I turchi chiesero di stipulare un contratto di durata decennale o di arrivare a un’alleanza vera e propria con l’ingresso in Emt. Parisi optò per la seconda ipotesi, anche per la necessità di legare Ekol a Trieste, davanti alla tentazione dei turchi di stringere intese in altri porti dell’Adriatico.

L’accordo del 2016 assegnava ai turchi la nomina di presidente e ad, stabilendo inoltre le condizioni per l’acquisizione della quota residua posseduta da Parisi e Friulia. Ora Ekol rileva appunto quanto rimasto a disposizione dei soci di minoranza, per un valore nominale di poco superiore ai due milioni di euro, rispetto a una società che poggia su un capitale di sei milioni.



Parisi può ora concentrarsi interamente sulla Piattaforma logistica, sottraendosi ai cortocircuiti che sarebbero derivati dalla gestione contemporanea di due terminal. Le ultime notizie danno la Piattaforma ultimata a fine anno, dunque con un leggero slittamento rispetto alla previsione di lavori conclusi in estate. Parisi e l’impresa costruttrice Icop puntano all’ingresso di un socio industriale e non è più un mistero l’interesse di China Merchants Group. Parisi è stato di recente a Hong Kong per continuare la trattativa, cominciata ormai due anni fa grazie al rapporto personale costruito con Huxiang Zhao, pezzo grosso di Cmg ed ex vicepresidente dell’Associazione mondiale degli spedizionieri, quando la presidenza era ricoperta proprio da Parisi. Nulla trapela sul negoziato, se non il cauto ottimismo dell’Autorità portuale sulla firma: l’imprenditore si trincera tuttavia dietro gli obblighi di riservatezza, opponendo il più classico dei «no comment».



Il mutato assetto societario ha intanto effetti anche sui traffici del Molo VI. La banchina non sarà più servita dai traghetti della compagnia Alternative, emanazione della stessa Ekol, che dei trasporti marittimi cerca solitamente di controllare tutta la catena, dalla gestione dei terminal al possesso di magazzini e navi. Già a dicembre la compagnia guidata da Ahmet Musul ha invece cessato di utilizzare i propri vettori sulla linea che collega Trieste a Istanbul e Smirne. Il servizio finora operato da Ekol da e verso il Molo VI è ora gestito dalla compagnia di navigazione turca Un ro-ro e dalla sua controllante danese Dfds, che già lavorano da tempo sulle banchine triestini: tratta identica a prima, con quattro toccate settimanali, che presto dovrebbero diventare cinque.

Un ro-ro e Dfds usano traghetti ro-ro standard, da 250-300 unità di trasporto, ma Un ro-ro ha appena acquisito due navi da 450 unità, per assecondare la tendenza al gigantismo navale anche nel campo dei traghetti, uno dei quali ha compiuto il suo primo attracco a Trieste proprio nei giorni scorsi. —


 

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