Dalla Cina al Qatar, i big internazionali a caccia di opportunità

Il piccolo Stato e le sue aziende interessati all’uso di tecnologie e alle occasioni di business. Puntano gli occhi anche Dubai, Singapore e Ungheria

Trieste. Le antenne sono tutte puntate sulla Cina, ma il Porto attira l’attenzione anche di altri big internazionali della logistica, che stanno annusando l’aria che tira nel Nord Adriatico e che guardano con interesse alla collocazione di Trieste, tornata a poter sfruttare una geopolitica capace di rendere lo scalo accesso privilegiato per le merci dirette verso l’Europa centro-orientale.

L’ultima visita in ordine di tempo è quella dei rappresentanti della Qatar Free Zone Authority, della società Qatar Terminals e dell’ente Mwani Qatar, che si occupa dello sviluppo dei porti del piccolo Stato mediorientale, che ha fatto la propria fortuna col petrolio e lavora per investire i proventi dell’oro nero sui trasporti via mare.



La visita è partita da Roma, dove la delegazione ha incontrato i vertici di Assoporti e il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, proseguendo poi per Trieste e Venezia. Nel corso del vertice con l’Autorità portuale dell’Adriatico orientale, il presidente Zeno D’Agostino ha illustrato i piani di sviluppo del porto e le caratteristiche della zona franca. I qatarioti hanno compiuto un sopralluogo ai capannoni di FreeEste e alla Piattaforma logistica, approfondendo inoltre l’utilizzo di tecnologia nelle strutture dello scalo e svolgendo infine una sessione business to business con realtà regionali operanti nei settori della logistica portuale e ferroviaria, della cantieristica per yacht, dei servizi portuali, dell’agroalimentare e delle tecnologie di refrigerazione. Il food è ritenuto strategico in Qatar e rappresenta uno dei campi che l’Autorità vorrebbe sviluppare nel punto franco all’interno dei capannoni ex Wärtsilä.



Il Fondo sovrano del Qatar ha d’altronde già manifestato in passato interesse per investimenti nelle aree portuali triestine, smentendo però di voler puntare sulla Piattaforma logistica e guardando in altre e ancora non precisate direzioni. La nuova banchina in realizzazione da parte di Parisi e Icop ha invece solleticato l’appetito dei vertici di Dubai Ports e di Psa Singapore, intenzionati a trovare un gateway europeo per i propri collegamenti commerciali. Manifestazioni di attenzione ripiegate però davanti all’avanzata di China Merchants Group, al momento dato per favorito rispetto alla possibilità di insediarsi nella banchina in costruzione.



Vicina alla chiusura pare anche la partita della concessione che riguarda l’area ex Tesesco. Nei prossimi mesi dovrebbe infatti arrivare la firma tra Autorità portuale e una società pubblica emanazione del governo ungherese. In questo caso l’interesse è dunque europeo, con Budapest decisa a realizzare un terminal sui terreni occupati dall’ex Raffineria Aquila, dopo aver proceduto alla loro bonifica della. La riuscita dell’operazione dipende dal confronto in atto col ministero dell’Ambiente, cui si legano tutte le procedure legate al risanamento. —

 

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