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Segrè: serve un patto generazionale per la sostenibilità

Rispettare gli accordi internazionali sul clima è solo il primo passo: i risultati si vedranno nel giro di qualche generazione. Nel frattempo dobbiamo puntare su ricerca e formazione dei giovani

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TRIESTE Con i Fridays for Future, che si celebrano da mesi in tutto il mondo i giovani chiedono a gran voce di agire per il loro futuro. Oggi lo faranno in centinaia di città. Aveva cominciato lo scorso agosto la sedicenne Greta Thunberg: dapprima studentessa solitaria accampata davanti al Parlamento svedese, ora leader del movimento Global Climate Strike.

L’hashtag con le tre effe #FridaysForFuture è ormai virale: il venerdì i ragazzi non vanno a scuola, richiamando con questo “sciopero” l’attenzione degli adulti, spesso così disattenti sul loro futuro, a partire dagli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Proprio ai giovani, era rivolta due anni fa la mia “lettera” alla Generazione Z (Il gusto per le cose giuste. Lettera alla generazione Z, Mondadori). Sono preoccupato quando leggo che nel mondo, oggi, ci sono più giovani che in qualsiasi altro momento della storia – oltre 1,8 miliardi tra i 10 e i 24 anni – ma oltre 500 milioni di ragazzi fra i 15 e i 24 anni vivono con meno di 2 dollari al giorno. Esclusi dai processi decisionali, esposti all’impatto e alle conseguenze delle crisi economiche, dei conflitti e dei cambiamenti climatici, i giovani si ritrovano oggi a dover rimediare agli errori di chi li ha preceduti.

Perché noi – “diversamente giovani” – stiamo vivendo a credito, e a loro lasceremo un pianeta in rosso. Ma il debito pubblico e quello ecologico sono scommesse fatte giocandosi i soldi di chi ancora non è nato. E i debiti, prima o poi, si pagano. Il punto, adesso, è cambiare il sistema. Se non ora, quando? Per questo ai giovani dico: pretendete un patto intergenerazionale. Abbiamo capito che non esiste – non ancora, perlomeno – un preciso rapporto fra il capitale naturale e il capitale economico e sociale, mentre esiste – eccome! – un debito economico-finanziario e soprattutto un debito ecologico che sta tutto sulle spalle dei giovani. Per questo dobbiamo concretamente attivarci a tutela delle nuove generazioni, la Z di oggi e quelle che verranno. Allo scadere del secolo breve, nel 1997, la Conferenza generale dell’Onu adottava a Parigi la Dichiarazione sulle responsabilità delle generazioni presenti verso le generazioni future. Un documento privo di valore vincolante, che ha tuttavia posto le basi per la costruzione giuridica della responsabilità intergenerazionale. Ecco la domanda di partenza: se le leggi vigenti normano i rapporti tra persone viventi, si possono pensare leggi che regolino i rapporti tra cittadini di oggi e cittadini del futuro? La Dichiarazione chiariva i presupposti necessari a tutelare le generazioni future.

Contemplando valori da tutelare per gli interessi delle generazioni future: il patrimonio comune dell’umanità, la pace, lo sviluppo e l’educazione, la non discriminazione, la vita della terra e dell’ambiente, la biodiversità. Il punto è proprio come dare realizzazione concreta a questa dichiarazione e come provvedere garanzie reali per il futuro dei giovani. Rispettare gli accordi internazionali sul clima è solo il primo passo: i risultati si vedranno nel giro di qualche generazione. Nel frattempo dobbiamo puntare su ricerca e formazione dei giovani. I dati Ocse ci collocano in coda fra i Paesi del G7 per investimenti in ricerca e sviluppo con l’1,3% del Pil. Il patto intergenerazionale riparte da questa asticella, è arrivato il momento di alzarla. –

*presidente Fondazione Mach, Trento e Fondazione Fico, Bologna

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