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Come migliorare la specie umana

La chiave per il futuro al Global Challenges for the 21st Century: come utilizzare biologia e tecnologia per superare le limitazioni che la natura impone

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TRIESTE La scorsa settimana ho partecipato a Londra al Global Challenges for the 21st Century, un evento visionario dove si parlava del futuro dell’umanità, dalla biologia alla robotica. Tematiche affascinanti in un centro di ricerca altrettanto affascinante, il Crick Institute, tutto acciaio e cristallo, nato per essere uno dei più prestigiosi al mondo. Uno degli argomenti più intriganti è stato quello dell’human enhancement, ovvero come utilizzare biologia e tecnologia per migliorare le limitazioni che la natura impone alla specie umana. Non siamo i più veloci sul pianeta, né i più agili, non sappiamo rigenerare i nostri organi come le salamandre, non vediamo al buio come i rapaci notturni, non emettiamo ultrasuoni per muoverci nello spazio come i pipistrelli. E non sappiamo volare e nuotiamo in maniera goffa. Ma siamo indubitabilmente i più intelligenti e creativi sul pianeta, quindi è arrivato il momento di sfruttare queste doti per superare le nostre limitazioni.

Prima di tutto le applicazioni in chiave medica: creare organi artificiali per i trapianti, oppure rigenerare cuori, reni, fegati naturali grazie alle biotecnologie. O utilizzare l’ingegneria genetica per correggere i difetti ereditari o generare un sangue del tutto artificiale, in modo da sottrarci alle limitazioni delle donazioni. Per poi giungere al sistema nervoso: utilizzare l’elettronica per impiantare interfacce tra nervi e computer per consentire agli amputati di muoversi o ai ciechi di vedere grazie a una retina artificiale. Costruire esoscheletri in grado di far muovere i paralizzati o far muovere chiunque in maniera più veloce e agile.

Per poi giungere alle applicazioni di miglioramento della specie. Primo obiettivo quello di sconfiggere l’invecchiamento: è vero che la nostra specie vive un massimo di 120 anni e un topo un massimo di 2, ma una tartaruga vive 150 anni e una balena oltre 200. Perché allora non cercare di estendere il nostro limite? E poi le prestazioni del cervello: come aumentare la nostra memoria, la velocità delle nostre prestazioni intellettuali, la capacità degli organi di senso. Proprio questa settimana su Cell un gruppo di ricercatori cinesi ha mostrato come l’iniezione di nanoparticelle in grado di convertire i raggi infrarossi in segnali luminosi consente ai topi di vedere al buio.

Il fascino tecnologico del miglioramento umano fa il paio con l’inquietudine etica che suscita. Fino a che punto è lecito ingegnerizzare l’informazione genetica della specie? E’ una nuova forma di eugenetica che contrasta la lotteria delle genetica naturale? Quali le conseguenze etiche e sociali dell’allungamento della vita? E infine: come garantire un’accessibilità diffusa a queste innovazioni? Domande senza risposta oggi, ma attenzione: il futuro è già iniziato. —

 

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