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«Social vietati in orario d’ufficio». Ma dopo la rivolta la giunta ci ripensa

Il direttore Forte sospende a sorpresa agli addetti di Palazzo l’accesso a Fb e Twitter. Poi il dietrofront di Callari e Fedriga

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Il Palazzo della giunta regionale Fvg in piazza Unità d'Italia a Trieste 

REGIONE Pagina inaccessibile. I dipendenti di Palazzo, per decisione della direzione Funzione pubblica, si sono ritrovati senza Facebook, Instagram e Twitter, e pure qualche sito, giovedì pomeriggio, e, per qualcuno, l’altolà ai social è durato anche venerdì e ieri mattina. Nonostante la direzione guidata da Francesco Forte avesse fatto rapido dietrofront viste le numerose lamentele di chi, i social network, li usa abitualmente per lavoro. Lamentele giunte evidentemente anche all’attenzione del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che si è subito informato con l’assessore Sebastiano Callari su che cosa stesse accadendo.

Un oscuramento inatteso. Non anticipato da alcuna circolare. «Me ne assumo tutte le responsabilità», dice l’assessore alla Funzione pubblica, smentendo peraltro di essere stato spinto alla retromarcia dal governatore: «Stavo già intervenendo per rimediare». Il sospetto che qualche furbetto del web utilizzi troppo allegramente la connessione? «Ma no, semplicemente abbiamo tenuto conto della direttiva 2 del 2009, ministero Brunetta, che tratta pure dell’utilizzo di Internet e della casella di posta elettronica istituzionale sul luogo di lavoro». Perché però pensarci dopo dieci anni? «Davvero non so perché non sia stato fatto prima. Nella sanità, in cui ero impegnato prima di entrare in giunta, è parecchio tempo che il problema è all’attenzione». Callari ha dunque ritenuto che quella direttiva suggerisse una verifica sull’utilizzo virtuoso o meno della rete da parte dei dipendenti del pubblico impiego della Regione. Una verifica per la quale era necessario interrompere il servizio per un po’ di tempo.

Qualcosa però è andato storto. Perché la sconnessione ha riguardato tutti, compresi gli uffici politici e la comunicazione che, le piattaforme social, le usano quotidianamente. Appurato che non si trattava di un guasto, ma di un input della direzione, più di qualcuno si è lamentato. E pure il presidente Fedriga ha raccomandato di rimettere tutto a posto. Tanto che dopo qualche ora il provvedimento è rientrato. E i computer, anche se non tutti nello stesso momento - a Udine si segnalava ancora ieri qualche intoppo -, hanno ripreso a collegare siti e social, regolarmente.

Senza colpevolizzare nessuno in particolare, né Insiel che ha staccato la spina, né dirigenti e funzionari, Callari ammette che qualcosa non ha funzionato. Di sicuro non ci si aspettava che ci fossero così tanti dipendenti che hanno necessità di accedere ai social per motivi indubitabilmente lavorativi. «Agli uffici - ricostruisce l’assessore - avevo chiesto di valutare in che modo applicare la direttiva Brunetta e se quella disposizione potesse farci comprendere se esiste, nell’ambito dell’amministrazione regionale, un utilizzo improprio non solo dei social, ma di Internet in generale. Da qui a chiudere la rete ce ne corre, non era certo questa l’intenzione. Tuttavia, c’è stata una cattiva ricezione della mia volontà e si è trovato coinvolto pure chi, dello strumento, non può fare a meno».

Quello cui si puntava, sotto la regia del direttore centrale Forte, era la stima dell’accesso dei dipendenti alla rete. A Facebook, Instagram e Twitter in particolare. «Non un eccesso di controllo, tanto meno la presupposizione che qualcuno si comporti male davanti al computer mentre è al lavoro», garantisce Callari. Fatto sta che l’operazione non è stata gestita al meglio ed è stata interrotta. Resta ora da vedere se le ore di oscuramento saranno sufficienti a consentire alla Regione di avere delle simulazioni. E se, nel caso in cui emergesse qualche anomalia, si procederà a predisporre una «black list» di siti da vietare ai soli uffici che non ne necessitano.

Su Insiel, nei prossimi giorni, relazionerà Forte. E il direttore diramerà una informativa su quanto accaduto, sulle motivazioni dell’iniziativa e sui suoi eventuali sviluppi futuri. Il sindacato, al momento, non si è mosso. «Non abbiamo ricevuto segnalazioni – dice Massimo Bevilacqua della Cisl Fp –, ma non ho dubbi che i social vengano usati solo in servizio».

Callari chiude rassicurando: «Faremo la mappatura degli uffici e oscureremo i social solo dove non servono. L’obiettivo non è di legare una persona alla sedia, tanto più che ha la smartphone, ma di prevenire una minora efficienza sul lavoro». —


 

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