Dialogo con la Serbia, il Kosovo fissa le regole del gioco. L’ira di Belgrado

Il Parlamento di Pristina vota la piattaforma per i negoziati: «Difesi i nostri interessi strategici». Vučić: no a ultimatum

BELGRADO Uno dei due contendenti che fissa dei paletti irrevocabili, giudicati oltraggiosi dalla controparte. Che reagisce con sdegno, parlando di morte del dialogo.

Non si intravede ancora alcuna luce alla fine del tunnel dei conflittuali rapporti tra Serbia e Kosovo, che tra giovedì sera e ieri hanno toccato nuovi minimi storici. Pomo della discordia, questa volta, il via libera del Parlamento del Kosovo alla cosiddetta «piattaforma» per la fase finale dei negoziati con Belgrado, con le regole del gioco che Pristina osserverà se si tornasse al tavolo del dialogo, ora congelato.


Cosa prevede il documento? Oltre a dare mandato a una delegazione governativa di discutere con la Serbia un futuro accordo di normalizzazione dei rapporti, mette nero su bianco l’obiettivo finale per Pristina: assicurarsi il riconoscimento della propria sovranità e indipendenza da parte della Serbia, garantendosi l’ingresso nell’Onu, nel Consiglio d’Europa e nella Ue. Non è finita. Oltre al riconoscimento come Stato indipendente, non dovranno esserci negoziati sugli attuali confini, come sembrano aver progettato di fare i due presidenti Aleksandar Vučić e Hashim Thaci. Va inoltre revocata la risoluzione Onu 1244, che dopo la guerra del 1999 rese il Kosovo una sorta di “protettorato” internazionale, stabilendo che solo le forze Nato possono presidiare il suo territorio. La piattaforma mira, fra le altre cose, anche alla creazione di un tribunale che giudichi i crimini di guerra compiuti da serbi in Kosovo, mentre ribadisce che le risorse naturali più preziose del Kosovo – in testa le miniere di Trepca e il lago Gazivoda – appartengono a Pristina e non possono essere oggetto di trattative.

«Con il voto abbiamo spianato la strada alla squadra che rappresenterà gli interessi costituzionali e strategici del Kosovo» nell’ultima fase del dialogo e «abbiamo dimostrato il nostro impegno per la pace e la stabilità», ha esultato il premier Haradinaj dopo il voto.

Ma che il dialogo possa riprendere su queste basi è assai difficile. Lo conferma la reazione indignata di Belgrado, con Vučić che, dopo il voto al Parlamento di Pristina, ha persino convocato d’urgenza ieri il Consiglio per la sicurezza nazionale. Il voto è «un chiaro messaggio al mondo che il dialogo è finito», ha attaccato Marko Djurić, numero uno dell’Ufficio governativo serbo per il Kosovo. Si tratta di un «colpo mortale» ai negoziati, di un documento «contro il compromesso e il dialogo», ha commentato anche la premier Ana Brnabić. Da parte sua, dopo il vertice del consiglio per la sicurezza, Vučić si è limitato a far sapere che Belgrado «introdurrà misure in un tempo relativamente breve» contro le mosse di Pristina. Ma poi, in serata, è sbottato assicurando che Belgrado non accetta «ultimatum» posti da Pristina e dai suoi «alleati» dell’Occidente. La risposta alla piattaforma è un secco «no», ha aggiunto, criticando pure l’Ue che non avrebbe compreso la portata potenzialmente «catastrofica» della strategia del Kosovo e che ieri si è rifugiata dietro un laconico «no comment» sul tema.

Vučić ieri mattina ha incontrato a Belgrado anche il sottosegretario di Stato Usa agli Affari politici, David Hale, inviato da Washington in Serbia e Kosovo per cercare di convincere i due contendenti a tornare al tavolo negoziale. Prima di partire per Pristina, Hale ha ribadito che gli Usa esigono che Pristina abolisca i dazi sulle merci serbe e che entrambe le parti si astengano da ogni provocazione.

Ma non ci sono solo repliche negative. «Pristina ora ha un vantaggio significativo su Belgrado», ha suggerito l’autorevole politologo serbo Dusan Janjić, una «piattaforma approvata dal Parlamento» che definisce i suoi obiettivi, purtroppo del tutto opposti a quelli di Belgrado. E «le difficoltà che abbiamo con la Serbia saranno presto risolte e tutti vivremo meglio nella regione», ha assicurato in serata Haradinaj. Ma l’ottimismo, al momento, non sembra avere alcun fondamento.—


 

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