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Bambino “dimenticato” a scuola: il papà era al lavoro in cantiere

Viaggio nell’auto della Polizia locale, ma a casa c’era solo un fratello minorenne. Tre pattuglie per risolvere il caso dell’alunno di 9 anni, partito da una telefonata

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Chissà se ha capito come mai quel giorno anziché tornare a casa è finito al comando della Polizia locale e invece di fare due passi con il fratello maggiore ha fatto un giro sull’automobile della Polizia locale. Di certo gli agenti non gli hanno riferito che la sua famiglia si era “dimenticata” di lui, per non turbarlo. Ma è quanto in definitiva accaduto, la scorsa settimana, a un alunno di 9 anni iscritto alla scuola primaria Duca d’Aosta. Un piccolo nato a Monfalcone da genitori originari del Bangladesh.

Un passo indietro. È un giovedì quando, attorno alle 16.30, arriva al comando dei vigili di via fratelli Rosselli la telefonata allarmata di una referente scolastica: «Qui è rimasto un bambino di 9 anni, nessuno è venuto ancora a prenderlo. Non c’è un genitore a ritirarlo». Sono terminate da un po’ le lezioni pomeridiane. Gli altri compagni di classe, con ogni probabilità, sono già arrivati a casa. Ma lui, lo chiameremo Alì – un nome inventato, di fantasia – è ancora a scuola.

Gli agenti raggiungono il centralissimo istituto e mettono in moto le operazioni per risalire alla famiglia. Alla fine salterà fuori che il papà è al lavoro in cantiere, la mamma, invece, vive in patria con altri figli, in Bangladesh.

Dunque non appena la pattuglia arriva a scuola prende in custodia il bambino e lo porta al comando, distante meno di un chilometro. Lo porta lì confidando che un parente lo venga a prendere. Nel frattempo, una seconda pattuglia si reca all’indirizzo della casa di Alì per capire quale sia il motivo che ha impedito a un genitore di recuperare il figlio. Una dimenticanza o magari un errore sugli orari, cose che capitano in qualsiasi famiglia. Peggio: un possibile malore. Forse un incidente stradale proprio nel tragitto verso l’istituto. Sempre circostanze e inconvenienti in cui ci si può imbattere, nella quotidianità.

Una volta suonato il campanello, la seconda sorpresa. Un altro minore, di 12 anni, da solo in casa. Ma qui, in tutta onestà, alzi la mano il genitore che non ha mai lasciato per mezz’ora il figlio adolescente nella sua cameretta magari per effettuare una veloce spesa. Il ragazzino è il fratello maggiore di Alì. A questo punto gli agenti gli chiedono dove siano i genitori e questi risponde loro che il papà è al lavoro in cantiere, mentre la madre abita in Bangladesh con gli altri suoi fratelli. Scatta il terzo viaggio, stavolta alla sede di Panzano della Fincantieri, dove viene rintracciato il papà dei due fratellini. Gli agenti si recano lì per affidargli Alì, che a lezioni finite ormai da un pezzo sta ancora al comando di via Rosselli.

La Municipale a quel punto chiede all’uomo chi avrebbe dovuto recuperare il bambino e questi indica nel figlio maggiore – il ragazzino di 12 anni – la figura “incaricata” di recuperare l’alunno lasciato all’ingresso della Duca d’Aosta. I fatti vengono quindi dettagliati alla Procura, cui è inoltrata segnalazione di abbandono di minori, per una valutazione delle responsabilità del genitore, esercente la patria potestà, nell’accudimento dei figli minorenni e «in particolare sul mancato recupero a scuola del bambino».

Da prassi le maestre di qualsiasi istituto primario sono tenute a consegnare l’alunno solo ai genitori o ad altra figura maggiorenne su delega espressa a inizio anno della famiglia, certamente non ad altro fratello peraltro minore. Su questo le direzioni didattiche sono inflessibili, anche perché chiamate a rispondere nei casi di bimbo incustodito o affidato a estranei. Situazioni che fino qualche decennio fa erano accettate come consuetudine – un tempo poteva capitare che un alunno di quinta elementare tornasse a casa da solo, a piedi o in bici – oggi, per mutati costumi, risultano scorretti. –



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