Docente vince due volte al Tar ma resta escluso dall’Università

In ballo un posto da ricercatore a tempo determinato. Il fisico Nicolini contesta i punteggi attribuiti nel concorso

TRIESTE Un’ombra sui concorsi all’Università di Trieste. Ne sa qualcosa il quarantottenne Piero Nicolini, docente di Fisica teorica in Germania, al Frankfurt Institute for Advanced Studies, e triestino di origine. Lo scienziato, che nel curriculum vanta collaborazioni con il premio Nobel Gerard Hooft, quasi tre anni fa ha partecipato a una selezione pubblica indetta dall’ateneo giuliano per un posto da ricercatore a tempo determinato al Dipartimento di Fisica. Ma si è visto scalzare da altri due candidati che, inspiegabilmente, sono riusciti a ricevere qualche punticino in più. E nonostante il Tar abbia dato ragione a Nicolini con due sentenze a suo favore, ad oggi lo studioso non è mai riuscito a ottenere l’incarico che ormai gli spettava per legge: l’Università ha emesso sempre le stesse graduatorie che lo escludevano. Perché?



Sul caso si sta muovendo pure la Procura. Il legale del docente, l’avvocato Mara Bottone, ha presentato un esposto. Il fascicolo è nelle mani di un pm. E la Guardia di finanza nei giorni scorsi è piombata negli uffici dell’Università.

Il bando

Il bando è stato pubblicato il 27 maggio 2016 per un posto da ricercatore a tempo determinato per tre anni (settore concorsuale Fisica teorica delle interazioni fondamentali). La selezione, che consentiva allo scienziato un salto curricolare con l’auspicio di diventare professore associato nel quasi impenetrabile mondo delle docenze universitarie, verteva sui titoli accademici e sugli studi, con annessa discussione sui lavori inanellati in carriera. Nicolini, dopo le scremature, è arrivato all’ultimo step. L’incarico, alla fine, era conteso tra lui e altri due candidati.



L’esclusione

La commissione universitaria riconosce il profilo di Nicolini giudicandolo «notevole». Ma il dottore arriva comunque terzo con un punteggio di 89/100. Il primo classificato, invece, prende 91/100, mentre il secondo 90/100. Il fisico di origini triestine è fuori per 2 punti. La graduatoria non lo convince e fa ricorso al Tar.

La sentenza del Tar

Il tribunale amministrativo, nel maggio 2017, censura «l’irragionevolezza» dei punteggi stabiliti dalla commissione e accoglie il ricorso del docente su un doppio aspetto. «L’illogicità» viene riscontrata, in particolare, nei valori attribuiti all’attività didattica. Criterio, questo, che la commissione giudica «notevole» per Nicolini affibbiandogli 10 punti, cioè il massimo; ma com’è possibile allora che il primo classificato, a cui è riconosciuta un’attività didattica «saltuaria» prenda comunque 9? E il secondo, con un’attività didattica valutata come «modesta», si aggiudichi 8? Le tre posizioni appaiono cioè appiattite verso l’alto: la differenza tra un «notevole», un «saltuario» e un «modesto» si gioca su appena 2 punti di differenza. Con questa logica il 6 l’avrebbe preso anche uno che a malapena sa cosa sono i vasi comunicanti. Ma i dubbi sorgono anche sul resto delle valutazioni: Nicolini ha all’attivo 15 insegnamenti universitari di Fisica, mentre il vincitore del concorso ne vanta appena 2, l’altro ancora meno (si presume 1). Il docente triestino, inoltre, è stato relatore o correlatore di 14 tesi tra dottorati, master e lauree. Chi ha vinto, invece, solo di 2 tesi. Il secondo classificato nessuna.



Sotto la lente del Tar finisce pure l’altro criterio specifico adottato dalla commissione, la formazione e ricerca: il primo classificato, che vanta 13 anni di esperienza da ricercatore post dottorale, prende 13 punti; al secondo, con 11 anni di analoga esperienza, ne sono attribuiti 15 (il massimo); mentre a Nicolini, che ha all’attivo ben 15 anni sul campo, ne sono aggiudicati solo 10? Com’è possibile? La graduatoria non regge. I punteggi, a detta del Tar, vanno rifatti. L’Università di Trieste è anche condannata a pagare le spese legali del docente.

La beffa

Non finisce qui. L’ateneo è chiamato a rispettare la sentenza (passata in giudicato), ma quando la commissione si riunisce cosa fa? Ristabilisce la stessa graduatoria di prima. Nel dicembre 2017 Nicolini è nuovamente terzo, peraltro con 2 punti in meno dalla precedente “classifica”. Lo scienziato non si dà per vinto; attraverso l’avvocato impugna ancora il provvedimento domandando al Tar “l’ottemperanza” (l’esecuzione) di quanto deciso. Nell’agosto del 2018 il tribunale si pronuncia con un’altra sentenza ordinando all’ateneo di ottemperare a quanto stabilito.

Ma, sorpresa, a ottobre ecco un’altra graduatoria: non c’è spazio per il dottor Nicolini. Il commissario ad acta ratifica. «Così viene minato lo stato di diritto», commenta l’avvocato del docente.

Il braccio di ferro continua con l’ennesimo ricorso. Lo scontro in tribunale tra fisici rischia di diventare davvero fisico. —


 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi