Vecchio scalo, ritorno al futuro. Un’area divisa in 4 porzioni Ambita la “Città dello sport”

Per lo spazio ludico e dedicato anche all’attività fisica, c’è l’interesse del gruppo Benetton che si è mosso attraverso Leo Bassi

TRIESTE Dopo decenni di sostanziale abbandono, nei mesi scorsi il Porto Vecchio di Trieste ha una prospettiva di sviluppo. Le linee guida approvate dal Consiglio comunale a fine gennaio individuano infatti quali saranno le destinazioni delle varie aree dell’antico scalo austriaco, in preda al degrado da quando la rivoluzione nel mondo della logistica ha portato il cuore delle attività tra i moli del Porto nuovo.



Le direttive sono propedeutiche agli interventi in sede di piano regolatore e alla vendita dei magazzini costruiti in buona parte ai tempi dell’Impero. Il testo divide il Porto vecchio in quattro aree, dette «sistemi». L’area compresa fra il retro del magazzino 28 e il terrapieno di Barcola è definita «sistema ludico-sportivo». È attorno a questo punto che si è sviluppato l’interesse del gruppo Benetton, che attraverso la mediazione dell’atleta e manager triestino Leo Bassi sta sviluppando l’ipotesi realizzare lì il progetto di “Città dello Sport” inizialmente destinata allo sviluppo di un’area abbandonata a Villorba, Veneto.

Il cuore “pubblico” di Porto vecchio è quello circostante il magazzino 26, il primo degli edifici a essere riqualificato, negli anni scorsi, dal progetto Portocittà. In questo punto si svolgerà nel 2020 la manifestazione Esof, che farà di Trieste la Capitale europea della scienza. Lo stesso magazzino 26 è destinato in prospettiva a diventare un grande polo museale, ma anche un centro di smistamento turistico, almeno secondo gli annunci del sindaco: lì dovrebbe sorgere anche un infopoint volto a dare indicazioni ai turisti in arrivo nello spiazzo retrostante il magazzino, punto d’arrivo e di partenza di corriere e navette per le località turistiche della regione.

Tutta quest’area è identificata come «sistema museale scientifico congressuale». Il tema congressuale verrà sviluppato attorno ai magazzini 27 e 28 dal progetto del Trieste Convention Center, lanciato da una cordata di imprenditori locali e sostenuta dal Comune, un investimento da 11 milioni di euro.

Tutta la linea di costa, che resterà di pertinenza dell’Adsp pur essendo integrata nel Porto vecchio, è etichettata come «sistema dei moli».

Infine lo spazio che include la maggior parte dei magazzini retrostanti i moli è definita «sistema misto». È questo l’epicentro dello sviluppo del Porto Vecchio nei prossimi anni: dopo decenni di proprietà demaniale, il Comune è entrato in possesso degli stabili ed è pronto a metterli sul mercato. A quale scopo? Le finalità previste dalle direttive sono varie: servizi, commercio, ospitalità, ma anche residenze.

Il tempo dirà quali investitori arriveranno, e con quali idee. Fermo restando che, se il Porto Vecchio dovesse svilupparsi completamente, costituirebbe di fatto un raddoppio del centro storico cittadino. —


 

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi