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Zingaretti dominatore anche in regione, alle urne quasi 25 mila

Oltre il 71% delle preferenze di simpatizzanti e iscritti Pd al presidente del Lazio. Russo: «Il popolo del centrosinistra si è rivelato ancora migliore dei vertici dem»

3 minuti di lettura

TRIESTE Nicola Zingaretti sarà il nuovo segretario del Partito democratico e il successo riscosso a livello nazionale trova pieno riscontro anche in Friuli Venezia Giulia, dove le primarie regalano al presidente della Regione Lazio il 71,4% dei voti, con percentuali probabilmente anche più alte di quelle registrate nel resto della penisola. Trieste si conferma inoltre la provincia più zingarettiana del Fvg, toccando il 77,7% delle preferenze.



L’opposizione al governo gialloverde batte un colpo e, se l’affermazione di Zingaretti va oltre le attese, sono i dati dell’affluenza a dare coraggio ai dem in vista delle elezioni europee e amministrative. I votanti sono 1,8 milioni: un risultato sovrapponibile alle primarie del 2017 ma ben al di sopra del milione fissato come soglia della soddisfazione alla vigilia delle consultazioni. Il dato si riflette in Fvg, dove le primarie contano 24.691 simpatizzanti alle urne: una leggera flessione rispetto a due anni fa, se si considera che nel 2017 furono 25.757 gli elettori registrati in regione, quando Matteo Renzi fu incoronato segretario e candidato premier.



Ma la svolta è soprattutto politica, con la decisa sterzata a sinistra compiuta dal Pd in soli due anni. Il successo di Zingaretti è infatti paragonabile a quello di Renzi e vale anche di più in una regione moderata come il Fvg, che nel 2017 aveva tributato un aperto consenso al leader toscano. Ora le cose si ribaltano, posto che Zingaretti raccoglie 17 mila voti assoluti: tanti quanti fece Renzi due anni fa. Il cielo del Pd si tinge dunque di un colore diverso, posto che Zingaretti è l’unico dei tre candidati ad aver invocato un netto cambio di impostazione rispetto alla stagione renziana. Posizione diversa da quella di mediazione di Maurizio Martina e di piena rivendicazione del recente passato di Roberto Giachetti, che tuttavia in Fvg si fermano rispettivamente al 18,4% (4.500 voti) e al 12,2% (2.500 voti).



A uscire ridimensionata è anche la classe dirigente regionale del Pd, che ha sostenuto con diverse sfumature la fase renziana e che si è poi accodata dietro Martina in un nome di una discontinuità nella continuità, nella convinzione che fosse la via migliore per tenere unite le diverse anime del partito. È il caso dei deputati Ettore Rosato e Debora Serracchiani, dei consiglieri regionali Sergio Bolzonello e Franco Iacop, dell’ex segretario Salvatore Spitaleri, dell’ex deputato Paolo Coppola e dell’europarlamentare Isabella De Monte. Salgono invece alla ribalta i pretoriani regionali di Zingaretti: i triestini Francesco Russo, Roberto Cosolini e Caterina Conti, i goriziani Marco Rossi e Sara Vito, i friulani Vincenzo Martines e Alessandro Venanzi, i pordenonesi Nicola Conficoni e Antonio di Bisceglie.

Le primarie amplificano dunque l’esito delle consultazioni nei circoli, dove gli iscritti al partito avevano assegnato il 51,4% a Zingaretti, il 34,8% a Martina e il 12,3% a Giachetti. E in alcuni casi i risultati si ribaltano, come succede a Gorizia, unica provincia dove Martina aveva strappato il primo posto tra i militanti ma dove deve arrendersi davanti al popolo delle primarie.

Nell’Isontino Zingaretti raccoglie infatti il 69,5% contro il 23% di Martina e il 7,5% di Giachetti. E le cose per il neosegretario vanno ancor meglio a Trieste, dove Zingaretti centra il 77,7%, mentre Martina e Giachetti si fermano rispettivamente al 13,3% e 9%. Il trend si conferma anche a Udine e Pordenone. Nella provincia friulana Zingaretti incassa il 70,9%, contro il 19,1% di Martina e il 10% di Giachetti. Nella Destra Tagliamento il vincitore arriva al 67,9% e lascia i due competitor al 18,5% e 13,6%.

Esulta Francesco Russo, primo a schierarsi a favore della candidatura di Zingaretti. Il consigliere regionale ringrazia «il popolo del centrosinistra che si è rivelato ancora una volta migliore dei vertici del Pd. C’è una grande richiesta di unità, perché eleggere Zingaretti aldilà di ogni possibile contestazione interna ci aiuterà a lavorare tutti insieme dietro al nuovo segretario. Ed è ovviamente motivo di grande soddisfazione vedere che con il 77% Trieste è probabilmente una delle città che avuto il successo più ampio del nuovo segretario». Roberto Cosolini guarda anzitutto all’affluenza: «Il Pd è vivo e c’è una spinta fortissima del popolo del centrosinistra per costruire l’alternativa a questo governo. Il successo di Zingaretti è una domanda di forte cambiamento. Da domani con un partito più forte e unito bisogna lavorare in vista di europee e amministrative».

Agli sconfitti non resta che complimentarsi. «Buon lavoro – twitta Serracchiani – al nostro nuovo segretario. Il Pd è una grande comunità e anche oggi, con una grandissima partecipazione, abbiamo dato un’importante dimostrazione di democrazia. Noi ci siamo!». Parole simili a quelle di Rosato, secondo cui Zingaretti è stato «scelto da migliaia di cittadini che credono nella democrazia. Ora uniti per un’opposizione che dia speranze al paese».

A non schierarsi nella contesa è il segretario regionale unitario Cristiano Shaurli, che parla di «risultato straordinario. L’affluenza sfiora i 25 mila elettori: non è un traguardo ma una partenza che ci incoraggia a lottare di più per costruire l’alternativa che moltissimi cittadini chiedono. Guardiamo al futuro con una nuova carica, con la spinta che viene dai cittadini. Buon lavoro al nuovo segretario nazionale, con cui affronteremo le prossime sfide, tutti assieme». —


 

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