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Dal bar dell’ex M5s al Carso: «Qui per dare un segnale»

Bruno e Renata: «È ora di cambiare». Elisa vorrebbe «un’opposizione attiva». Fra le curiosità manifesti con freccia aggiunta a mano e “ciclostilati in proprio”

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TRIESTE Anche a Trieste ieri si è registrata un’inattesa affluenza, con tanto di code fuori dai seggi dem. «A differenza dell’ultima volta, nessuno si lamenta del contributo di due euro – hanno spiegato le scrutinatrici del seggio di San Giacomo, quartiere operaio –. Anzi, vanno molto le banconote da cinque: non solo da parte delle coppie, che tendono a fare in questo modo cifra tonda, ma anche di singoli». Sempre a San Giacomo, Bruno Miss e Renata Paulato raccontano: «Siamo qui perché speriamo che cambino… Loro per primi, e quegli altri ancora di più».

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In largo Barriera, all’altezza dell’incrocio con via San Maurizio, il seggio presente pochi metri più avanti era segnalato da alcuni manifesti Pd. Su di questi campeggiava la scritta “15 M” aggiunta a mano, con tanto di freccia segnaletica. La situazione è stata immortalata ironicamente su Fb dall’ex segretario provinciale dem Stefan Cok: «La soddisfazione per un lavoro ben fatto (le frecce)». Paolo Rovis, ex assessore di Dipiazza, ha a sua volta commentato il post di Cok: «La subliminale “M” di Martina».

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Seguendo la freccia democratica, ad ogni modo, si arrivava al bar Mushroom di Paola Sabrina Sabia, già in corsa a Trieste per la candidatura a sindaco con il M5s nel 2016: «Da quando ho aperto il bar ho chiuso con la politica. E quando mi è stato chiesto dal Pd di poter usare la sala non ci ho visto nulla di strano, anzi: collaborare, soprattutto a livello locale, è un esercizio di democrazia». Qui, verso la mezza, ha votato la capogruppo dem in Consiglio comunale Fabiana Martini. Ma anche un giovane professore zingarettiano, rimasto anonimo per “timore” degli studenti: «Abitualmente sono un elettore Pd, ultimamente un po’ meno. Ma ci tengo a mostrare che non sono d’accordo con questo governo». Franca Janesch, ormai in pensione, dava invece una mano al seggio «da simpatizzante. Sono preoccupata soprattutto per i giovani: per loro non vedo possibilità lavorative e trovo che il Pd abbia delle proposte alternative».



Nella sede di via Geppa si è vista la senatrice Tatjana Rojc, di rientro da una visita alle circoscrizioni sul Carso: «Ho percepito una grande voglia di ripresa della vita politica. La partecipazione del territorio è un segnale importante». Alberto Fileti, presidente del seggio allestito all’hotel Filoxenia (dove ha votato tra gli altri Francesco Russo) a metà pomeriggio si è così dovuto rifornire, sia di schede sia di ricevute per i due euro: tutto esaurito.

Passando alla Stazione Rogers, tra gli scrutinatori c’era pure Antonella Grim, mentre l’ex sindaco Roberto Cosolini è passato a monitorare la situazione. Una ragazza, Elisa Bedina ha qui espresso la sua preferenza «per dare voce a un partito che negli ultimi tempi, purtroppo, è stato silenzioso. Vorrei almeno un’opposizione attiva». Un giovane ha tergiversato sulla porta, per poi desistere: «No, no, voto Potere al popolo».

E per finire una curiosità. Qualcuno avrà notato che alcuni manifesti del Pd recavano addirittura la scritta “ciclostilato in proprio”. «Un lascito della cultura antica, che ci hanno inviato da Roma», ha rivelato l’ex assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti, che ha elaborato le grafiche per Trieste e Gorizia. «Anche se – ha aggiunto – in sede di partito abbiamo ancora un ciclostile a colori». —


 

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