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La banca di Putin cambia sede: a Budapest il quartier generale

Siglata l’intesa per il trasferimento della Iib. All’esame del Parlamento magiaro la concessione di ampie immunità. L’opposizione: cavallo di Troia del Cremlino

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO Sulla carta, un’operazione che schiude nuove opportunità e dà smalto all’Ungheria, ha suggerito il governo. Una mossa pericolosa e controversa, insinuano invece i critici, che potrebbe aprire le porte della Ue a un potenziale “cavallo di Troia”, eterodiretto da Mosca.

Comunque la si veda, qualcosa di inedito e di grosso si sta muovendo a Budapest, città dove sta spostando il suo quartier generale la relativamente poco conosciuta International Investment Bank (Iib). Si tratta, di fatto, della vecchia Banca internazionale degli investimenti per lo sviluppo dei Paesi del defunto Comecon, un «piccolo pezzo di storia sovietica ancora vivo nell’Europa moderna», l’aveva definita il suo numero uno, Nikolay Kosov, un paio d’anni fa. Pezzo di storia che dopo il collasso dell’Urss visse due decenni di stagnazione, prima di essere “resuscitato” nel 2012 da Putin, anche per aumentare l’influenza internazionale di Mosca, ha scritto l’anno scorso il portale magiaro Direkt36.

L’ex banca del Comecon oggi rimane una istituzione finanziaria multilaterale minore, ma conta comunque nove membri – Bulgaria, Ungheria, Vietnam, Cuba, Mongolia, Russia, Romania, Slovacchia e Cechia - di cui cinque Ue. E si prefigge il compito di sostenere «lo sviluppo delle economie» dei suoi soci. Da Mosca, dunque, la banca sposterà il suo quartier generale proprio a Budapest: un evento «su grande scala, storico e senza precedenti», ha sostenuto Kosov al momento della firma dell’accordo di trasferimento, a inizio febbraio. Perché permetterà alla Iib di essere la «prima istituzione finanziaria per lo sviluppo con sede nell’Europa centro-orientale», hanno dichiarato i vertici della Banca. E di crescere e rendersi più visibile.

Ma oltre alle parole di circostanza ci sono anche tutta una serie di questioni aperte. Non è ancora prevedibile in quale maniera concreta la banca si muoverà in Ungheria, ma cominciano a delinearsi i contorni del suo spazio d’azione. All’esame del Parlamento magiaro c’è infatti un «accordo» con la Iib che prevede che alla Banca vengano concesse privilegi e ampie «immunità», impedendo ad esempio alle autorità ungheresi indagini finanziarie sulla banca, ogni controllo sulle «operazioni» dell’istituzione e persino di «entrare» nella sua sede «senza consenso». Estendendo un’immunità pari a quella diplomatica a tutto lo staff, agli esperti e ai dirigenti della Iib, «a prescindere dalla loro nazionalità».

Ma ci sono anche dubbi sugli effetti che avrà l’ospitare la “banca di Mosca” nel cuore dell’Europa centrale. E dell’Unione europea. A riassumerli è stata la deputata magiara d’opposizione, Zita Gurmai, che ha definito la Iib il «cavallo di Troia di Putin» e Orban «soggetto al volere della Russia». La Banca «otterrà tutti i benefici e le esenzioni delle organizzazioni finanziarie internazionali», ma la Iib «non è una banca internazionale regolare», conferma al Piccolo Szabolcs Panyi, attento giornalista investigativo di Direkt36 ed esperto di influenze russe in Ungheria. Fu addirittura «Viktor Orban che, durante il suo primo governo (nel 2010, nda) ordinò il ritiro ungherese dalla banca, giustificandolo con la mancanza di trasparenza» dell’istituzione, ricorda poi. Oggi però i tempi sono cambiati e la Iib trova porte spalancate. Malgrado sia, sostiene Panyi, «un veicolo» per la Russia per «letteralmente comprare influenza politica», di per sé già forte in Ungheria, grazie a gas e nucleare. E in più, come accade «con altre banche di proprietà o sostenute» dal Cremlino, «potrebbe essere usata da agenti russi come copertura».

Intanto Index, un portale critico verso il governo, ha descritto la International Investment Bank come un organo «intoccabile per le autorità ungheresi». Che potrebbe essere usato pure per «finanziare i sogni» irrealizzabili degli «oligarchi del Fidesz», in un abbraccio tra Budapest e Mosca sempre più asfissiante. —


 

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