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L’Egitto non sblocca l’indagine, Roma pressa sul caso Regeni

Bilaterale fra Conte e Al Sisi al primo summit fra Unione europea e Lega Araba. Colloqui in corso anche su cambiamenti climatici, migrazioni e questione Libia

dall'inviato Francesco Sforza
2 minuti di lettura
(ansa)

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SHARM EL SHEIKH. Il primo vertice tra i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea e della Lega Araba, aperto ieri a Sharm El Sheikh, in Egitto, ha segnato un momento storico nelle relazioni tra due entità vicine storicamente e geograficamente, che tutti, dai leader arabi a quelli europei, hanno riconosciuto come un risultato di per sé, a prescindere dalla diversità delle singole agende.

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Ma a uscirne rafforzato più di ogni altro è il presidente egiziano, Fattah Al Sisi, ospite che ha mostrato grande capacità organizzativa e un dispiegamento di forze e mezzi di imponente grandezza. Al suo passaggio i telefoni cellulari smettevano di funzionare e per sua scelta la seconda parte degli interventi in seduta plenaria (in cui intervenivano i singoli leader) è stata chiusa alla stampa. Al termine della prima giornata di lavori è uscito fianco a fianco con la cancelliera tedesca Angela Merkel, e anche il presidente Juncker gli ha tributato ampi ringraziamenti per l’organizzazione del summit.

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L’Italia si è trovata dunque in un contesto non facile per affrontare un dossier delicato come quello del caso Regeni, che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha definito «una ferita aperta, che tale resterà sino al momento in cui non sarà risolta». Il messaggio che il premier italiano porta al presidente egiziano Al Sisi, nel corso di un bilaterale che le due diplomazie stavano cercando di ricavare tra i molti incontri previsti, intende «trasmettere le premure del governo e dell’opinione pubblica italiana» sul caso, puntando in particolare su una riapertura del dialogo tra i magistrati delle rispettive procure, attualmente congelato.

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Nei giorni precedenti il vertice si stava lavorando anche a estendere ad altri paesi il sostegno all’Italia sull’omicidio di Giulio Regeni, un po’ come accadde per la vicenda dei marò. Ma l’impressione è che ieri Al Sisi, in qualità di presidente ospitante, abbia guadagnato molti punti in termini di credibilità a livello regionale, e anche europeo, e questo potrebbe far scivolare in secondo piano le richieste italiane.

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Se a questo si aggiunge la partita in solitaria del presidente francese Macron, che ha mobilitato un miliardo di nuovi finanziamenti all’Egitto nel corso dell’ultimo incontro bilaterale (tanto che a Sharm el Sheik non è venuto), è facile immaginare come la trattativa abbia bisogno, per riprendere quota, di impegni chiari da parte dell’Egitto, e non soltanto di dichiarazioni generiche.

Il primo colloquio che il presidente del Consiglio Conte ha avuto ieri è stato poi con il leader libico Fayez Al Serraj, sull’importanza di non allungare troppo i tempi per una soluzione della crisi: «Tutti devono rinunciare a qualcosa - ha spiegato Conte a margine del summit - abbiamo una road map e auspico che la conferenza nazionale promossa dalle Nazioni Unite si possa realizzare, portando allo stesso tavolo i vari attori presenti in Libia. Presto - ha aggiunto - avrò anche un aggiornamento con il generale Haftar».

Nelle stanze del centro congressi di Sharm gli argomenti affrontati sono stati molti, dalla questione migratoria agli investimenti, dalle questioni climatiche alle priorità energetiche. Non ha nascosto la sua soddisfazione l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, che ha iniziato a lavorare sulla realizzazione del summit nel corso del 2016 e che oggi ricorda l’importanza di investire nel mondo arabo, «dove quasi la metà dei giovani - sottolinea - ha sotto i 25 anni di età».

Sul ruolo dei giovani ha insistito anche il presidente Conte: «Ne ho parlato con i libici, dobbiamo evitare di perdere un’altra generazione», ha detto. Ma come ha osservato il presidente Al Sisi proprio in apertura del summit: «Non ci sono soluzioni magiche, dobbiamo studiare un approccio comune alle sfide che ci attendono».
 

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