Studenti in corteo a Trieste e Gorizia

Ragazzi in manifestazione contro il nuovo esame di maturità nei capoluoghi della Venezia Giulia

TRIESTE Gli studenti hanno sfilato oggi a Trieste e Gorizia contro la riforma dell'esame di Stato e contro i tagli all'istruzione italiana. 

È un clima di tensione quello di fine febbraio nelle sedi secondarie di tutta Italia. A quattro mesi dall’esame di Stato, studenti e docenti si dicono disorientati riguardo ai tanti cambiamenti introdotti dal ministro Bussetti e dal Miur. Per questo motivo i rappresentanti delle scuole di Trieste, prendendo iniziativa da uno sciopero nazionale indetto dagli studenti di Torino, hanno organizzato un corteo studentesco che si è svolto in concomitanza con più di 50 città italiane. Partendo da piazza Goldoni, gli studenti di tutti gli istituti di secondo grado hanno sfilato lungo via Carducci, piazza Oberdan, via Ghega, via Roma e via Valdirivo per poi concludere il corteo in piazza Verdi. Un corteo molto partecipato.

Studenti in corteo a Trieste contro i tagli sulla scuola

A Gorizia invece sono oltre 500 gli studenti delle scuole superiori scesi in strada questa mattina. Il corteo, partito dal parco della Rimembranza per raggiungere via Rismondo dove ha sede l'Ufficio scolastico provinciale, si è svolto in un clima tranquillo, senza momenti di tensione. Tanti i cori e gli striscioni proposti dagli studenti: tra questi "Uniti per la scuola" (presentato sia in italiano che in sloveno), "La scuola non si tocca" e "Riforme per gli studenti, non sugli studenti".

Studenti in corteo a Gorizia contro la nuova maturità

I giovani hanno criticato soprattutto la tempistica del cambiamento e l'assenza di chiarezza sulla formula del nuovo esame: "Ci sentiamo "cavie" perché crediamo sia assurdo cambiare le carte in tavola ad anno scolastico già in corso. Ci sentiamo presi in giro da queste continue riforme", ha spiegato Giuseppe Boscarol, rappresentante d'istituto dei licei "Slataper" e tra i promotori della protesta. Particolarmente critica anche la posizione degli studenti del polo con lingua d'insegnamento slovena, i quali, secondo la riforma, dovranno sostenere una prova scritta in più (di lingua italiana, oltre al tradizionale compito di sloveno) rispetto ai colleghi delle scuole italiane. —

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