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Al via il processo per la maxitruffa: «Così ci hanno fatto perdere tutto»

Udienza preliminare per Gaiatto e altri 16 indagati. Le voci dei risparmiatori che chiedono giustizia

CORDENONS «Io spero solo che la paghino, dopo aver preso in giro le persone così, perlomeno i 6-7 più coinvolti. Mi sento ancora presa in giro: due degli imputati sono miei vicini di casa e vanno in giro a testa alta, come se nulla fosse». Luana Zanin, residente a Fossalta di Portogruaro, è una ex cliente di Fabio Gaiatto, il trader portogruarese ritenuto dalla Procura il vertice dell’associazione per delinquere finalizzata a truffa e abusivismo finanziario che ha mietuto più di mille querele a Nordest e in tutta Italia (raccolti abusivamente 72 milioni di euro, ndr). Zanin ha deciso di costituirsi parte civile, come altre centinaia di risparmiatori che ieri hanno fatto sentire la propria voce all’udienza preliminare dedicata a Gaiatto e agli altri 16 indagati. Col gruppo Venice Luana ha investito 15 mila euro. Risultavano più che triplicati sulla App che guardava ogni giorno sul telefonino. Si è ritrovata con un pugno di mosche.



È incappato nella truffa anche un avianese di 26 anni. Studia e lavora. «Un mio amico d’infanzia – racconta – che aveva iniziato a procacciare clienti per Venice investment e aveva investito lui stesso, assieme ai suoi familiari, mi ha prospettato un guadagno giornaliero dall’1 al 3%. La cosa inizialmente mi puzzava, così ho provato a investire somme esigue. Mi hanno ritornato anche il capitale e allora ho deciso di fare un investimento consistente: non lo ho più rivisto». In fumo 35 mila euro. «Se fosse stato qualcun altro a propormi l’investimento, non avrei mai accettato, ma da un amico mi sono fatto abbindolare. Penso però sia stato solo una pedina, non gli porto rancore: lui stesso ci ha rimesso e molto più di me».

Lo studente rievoca poi i primi articoli sull’inchiesta Venice. «Mi sono precipitato dal mio amico ma lui mi ha detto che era solo un fuoco di paglia, che i giornalisti devono scrivere e Gaiatto non c’entrava nulla, anzi si stava muovendo per ritornare il capitale a tutti. Ho telefonato più volte ai centralinisti, poi mi sono fatto dare il recapito di un responsabile: l’ho messaggiato e chiamato ripetutamente. Avevano sempre un sacco di scuse: problemi con le banche, bilancio da chiudere in Inghilterra e così via. Finché mi sono stufato delle scuse e ho sporto denuncia».



La bidella di Caorle Susanna Zanetti è rimasta sbalordita quando ha saputo che la Procura indagava su Gaiatto e il gruppo Venice: l’avevano illusa che tutto si sarebbe sistemato e i soldi sarebbero stati restituiti. «Resto tuttora incredula – spiega – perché per architettare un piano del genere bisogna essere geniali, meritano il premio per il migliore attore». A Susanna sorge il dubbio che i collaboratori di Gaiatto siano stati in buona fede: «Non si può mentire così». Ha investito 15 mila euro in un piano di accumulo: «Erano gli unici soldi che avevo e ora mi ritrovo con un finanziamento da pagare, oltre al danno. Mi aspetto che almeno parte del capitale investito venga restituito. So che i primi clienti di Venice ci hanno guadagnato parecchio. Schema Ponzi? Forse, però loro oggi sono qua e adesso dovranno risponderne in qualche modo».

Omar Baruzzo, informatico di Palazzolo dello Stella, è stato uno dei primi a sporgere denuncia e a «scoperchiare – come dice lui – il vaso di Pandora». L’ultimo faccia a faccia con Gaiatto nel dicembre 2017: «Ho cercato di metterlo alle strette e lui mi ha risposto: “va tutto bene, tra poco pago. Le solite palle, scusate il termine”». «Io l’ho avvisato – prosegue Baruzzo – di averlo scoperto, ma lui era troppo preso dentro al suo ego e non ha ascoltato le mie richieste. Alla prima impressione un minimo di dubbio lo dava, vedevi che non era limpido. Probabilmente la gola dei soldi facili che più o meno abbiamo tutti ti spingeva a rischiare. Poi, dopo i primi tempi, notavi che pagava puntualmente e questo ti invogliava a investire di più». Quando la puntualità è mancata, il dubbio si è insinuato nei clienti.

«Ci siamo caduti dentro tutti, madre, padre e figli, dentro a questa rete che è come una catena di Sant’Antonio – sintetizza Marco Falcomer di Prata –. Io ho perso 16 mila euro, per me sono tantissimi soldi. Ho una famiglia, un mutuo, spese quotidiane. A Gaiatto non voglio dire niente, è stato abile a convincere le persone. Speriamo che la giustizia ci restituisca non dico tutti i soldi, ma almeno un contentino per tutti quanti, che riesca a riparare i danni subiti». —


 

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