Linea Campo Marzio-Opicina di nuovo operativa da giugno

In dirittura d’arrivo i lavori avviati per ripristinare la tratta fuori esercizio dal 2014 dopo alcuni cedimenti in galleria e lo scontro tra carrelli avvenuto lo scorso luglio

TRIESTE L’impegno sarà mantenuto: nell’agosto dello scorso anno Rfi (Rete ferroviaria Italia)aveva detto che la Campo Marzio-Opicina sarebbe stata rimessa in esercizio entro il primo semestre 2019, fonti Fs confermano che i lavori sono in corso sia sul binario che sulla linea elettrica.

L’appuntamento di giugno, settimana più o meno, sarà dunque onorato, consentendo una riattivazione della linea a doppio vantaggio dei merci e dei passeggeri in viaggio sui cosiddetti convogli “storici”. L’intervento era stato rallentato in seguito a un incidente accaduto il 26 luglio, quando due carrelli si erano scontrati provocando il ferimento di tre operai: il rallentamento non aveva comunque pregiudicato il ripristino del binario, che corre per una quindicina di chilometri colmando il dislivello di oltre 300 metri tra la stazione di Campo Marzio e Opicina, una non indifferente pendenza del 25 per mille.


La tratta è fuori esercizio dal giugno 2014 a causa di alcuni cedimenti alle gallerie, quindi, qualora il cantiere termini l’opera nei tempi previsti, sarà dopo un lustro esatto che l’antica linea tornerà a essere utilizzata.

L’idea di Rfi è quella di disporne, per quanto riguarda il trasporto merci, come parziale alternativa per non intasare il percorso principale, ovvero la galleria di circonvallazione tra Campo Marzio e Centrale. Parziale alternativa in quanto sulla tratta mare-Carso correrebbero i convogli leggeri e la manovra dei locomotori.

Sul versante passeggeri, l’idea è quella di rilanciare i treni “storici”, che avrebbero Campo Marzio come base di partenza. La Fondazione Fs sta lavorando sulla riqualificazione della struttura e nel luglio 2018 firmarono una convenzione il direttore dell’istituzione ferrioviaria, Luigi Francesco Cantamessa, e il governatore allora neo-eletto Massimiliano Fedriga, anche se la collaborazione con la Regione Fvg risale al periodo Serracchiani. La Fondazione ha programmato sull’operazione triestina un investimen to di 18 milioni, di cui 5 stanziati, che consentirà l’apertura della stazione-museo nel 2020, sul modello di quanto già è stato fatto a Pietrarsa, nel comune di Portici nell’hinterland napoletano.

Tra le iniziative previste il ripristino dei servizi ferroviari turistici, che interesseranno proprio la rotaia diretta a Opicina. Anni fa funzionava il cosiddetto “Rondò”, che si arrampicava da Campo Marzio, superava la galleria di San Giacomo, toccava la stazione di Rozzol-Montebello, attraversava la galleria Revoltella, approdava alla stazione di Guardiella, saliva a Pischianzi e raggiungeva finalmente Villa Opicina.

Ora, è sicuramente encomiabile l’utilizzo a fini turistici di un percorso che consente notevoli affacci panoramici. Ma che mostrerà anche ai futuri viaggiatori, se le cose non cambieranno, alcuni disdicevoli capitoli del degrado triestino: a cominciare dalla stazione di Rozzol-Montebello, impresentabile per sporcizia e incuria. L’imprenditore veneziano Claudio De Carli l’aveva comprata una decina di anni fa pensando a un progetto immobiliare, che poi non decollò. In agosto De Carli si disse disposto a vendere l’improduttivo asset, in cambio di circa 800 mila euro. Adesso, di fianco alla cadente stazione, “Housing sociale” ha avviato un cantiere da quasi 6 milioni di euro per realizzare 56 alloggi. Un contesto piuttosto contraddittorio che, in vista del riuso ferroviario, avrebbe bisogno di maggiore coerenza. —


 

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