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Vigili urbani in rotta con il Comune, a rischio i turni notturni fino alle 2

Cgil, Cisl, Uil e le altre sigle pronte a iniziative congiunte di protesta. Nel mirino l’applicazione delle indennità e la reperibilità

Giovanni Tomasin
2 minuti di lettura

Trieste, vigili urbani con le pistole. E ora che succede?

TRIESTE «Un forte malessere» aleggia tra i lavoratori del Corpo di polizia locale: è la constatazione che in questi giorni sta portando tutte le sigle a confrontarsi su possibili iniziative a fronte di un raffreddarsi dei rapporti con l’amministrazione. Tanto che la Triplice Cgil, Cisl e Uil disseppellisce l’ascia di guerra e parla di un significativo «inasprimento delle relazioni sindacali». Fra le ipotesi al vaglio, non solo lo stato di agitazione ma anche la sospensione dei turni notturni con lo stop al servizio alle 22.

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Le motivazioni riportate sono tante, ma nel mirino ci sono soprattutto differenze di vedute sull’applicazione delle nuove indennità, e il tema della reperibilità per i turni che gli agenti triestini effettuano appunto fino alle 2 di notte.

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Risorge così una polemica in voga ormai da anni: l’armamento dei vigili. Vanno infatti a rilento i confronti con i sindacati per l’adozione della misura, approvata nei mesi scorsi dal Consiglio comunale. Durante la stesura del testo del regolamento, ancora ai tempi del vicesindaco Roberti, le relazioni fra amministrazione e sigle erano improntate al confronto, per quanto aspro. Ora però qualcosa si è rotto.

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Rischia di andarci di mezzo il tacito accordo fra istituzioni cittadine, per cui i turni fino alle 2 sono considerati dei “serali tardi” e non dei notturni, come sono di consueto i servizi di lavoro che iniziano dopo le 22. Tutto ciò avviene in base a una circolare prefettizia del 2010, che permette ai vigili urbani di restare in attività fino alle 2 anche senz’arma, togliendo così dalle spalle delle altre forze dell’ordine l’impellenza di rilevare incidenti o di adempiere ad altri compiti caratteristici della polizia locale. Il problema è che la legge regionale stabilisce che l’arma sia obbligatoria in quegli orari. E i sindacati stanno valutando la possibilità di rilevare l’incongruenza ed il disagio all’amministrazione. Una presa di posizione comune è in fase di elaborazione.

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Le sigle, per il momento, sono molto abbottonate sulla posizione da prendere. Serena Miniussi della Cgil esprime nei seguenti termini la posizione della Triplice Cgil-Cisl-Uil che rappresenta la maggioranza degli agenti: «Nemmeno al nuovo comandante Walter Milocchi è stato concesso uno spazio di manovra sufficiente a incidere sulle criticità lungamente trascurate. Nel frattempo il nuovo contratto del Comparto (varato a metà ottobre ndr) ha rimesso in discussione il salario accessorio, quindi i vigili vedono arrivare riconoscimenti inferiori a fronte di maggiori richieste di servizi. Ormai gli manca soltanto di fare i bagnini. Per usare un’immagine efficace, il Comune vuole comprare un uovo e portare a casa anche la gallina». Sono in corso contatti anche con le altre sigle rappresentate tra i dipendenti, ovvero la Cisal e l’Ugl.

Così Fulvio Sluga di Ugl: «Da un anno a questa parte l’amministrazione ha improntato i rapporti tra datore di lavoro e dipendenti su quelli tra padrone e sudditi. A fronte di una grande mole di lavoro, gli agenti non vedono nessun riconoscimento, né economico né morale, delle attività. Tutto è dovuto». Giorgio Fortunat di Cisal dice: «Un forte malessere agita i lavoratori della polizia locale di tutta la regione, ma di Trieste in particolare. Contestiamo il modo in cui vengono pagate le indennità». —


 

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