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Scoperto in Carnia un ghiacciaio “sommerso”

Trovato vicino a Sauris a quota 1800 metri. Nel team anche Emanuele Forte e Carlotta Zanettini dell’ateneo triestino

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TRIESTE In Carnia, a 1800 metri di quota e otto di profondità, è stato scoperto un “ghiacciaio nascosto”: un ingente deposito di ghiaccio che è stato preservato per millenni, nonostante i cambiamenti climatici, grazie alla copertura di detriti. A individuarlo, attraverso una serie d’indagini e analisi durate un paio d’anni, è stato un team di ricerca guidato dal glaciologo Renato Colucci del Cnr-Ismar e composto da Emanuele Forte e Carlotta Zanettini del Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste, da colleghi delle Università di Udine, di Varese e di Aberystwyth, in Galles.

Il “ghiacciaio nascosto” si trova non lontano da Sauris, sull’altopiano di Casera Razzo, al confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. «Tutto è partito dall’analisi sia sul terreno che tramite indagini aeree di una serie di strutture che si chiamano Rock Glacier, o ghiacciai rocciosi: nelle nostre montagne ce sono moltissimi di relitti, ovvero forme che un tempo contenevano ghiaccio al proprio interno, poi disciolto a causa dei cambiamenti climatici – spiega Emanuele Forte –. Nel caso del sito di Casera Razzo ci sono stati una serie d’indizi, come la temperatura molto fredda delle acque di sorgente in loco e la presenza di buchi che soffiano aria fredda alla base del deposito, che ci hanno fatto ipotizzare la presenza nel sottosuolo di un ghiacciaio roccioso intatto, contenente ancora ingenti quantità di ghiaccio, preservate sotto detriti e sedimenti. Per verificarlo abbiamo combinato tutta una serie di diverse analisi: misure di temperatura del suolo, dell’aria e dell’acqua, indagini geofisiche, geoelettriche e morfologiche, ricostruzioni 3D e Gis».

I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica Geomorphology, hanno confermato la presenza di un corpo di ghiaccio misto a detriti a partire da una profondità di circa otto metri dalla superficie terrestre. Attualmente il “ghiacciaio nascosto” ha un volume di circa 1-1.5 milioni di metri cubi, ma si è stimato che in massima attività il volume doveva essere compreso tra 2.4 e 3.7 milioni di metri cubi.

«A differenza dei classici ghiacciai, che crescono durante la stagione invernale e si riducono in estate in base all’andamento delle temperature e delle precipitazioni, i ghiacciai rocciosi non crescono mai, sono sempre in deficit di massa e quindi tendono infine a scomparire – evidenzia Forte –. I rock glacier relitti sono abbastanza diffusi in queste zone, ma non si notano perché appaiono come pendii ricoperti da boschi».

L’intuizione che ci ha consentito di scoprire questo deposito di ghiaccio sotto di detriti e sedimenti - conclude - è stata quella di combinare diversi metodi d’indagine, che utilizzando tecnologie differenti ci hanno fornito tutti lo stesso risultato. L’aver trovato del ghiaccio nel sito di Casera Razzo ci fa ora ipotizzare che questo non sia l’unico “ghiacciaio nascosto” del territorio». –




 

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