Incendio, condomini senza casa per un mese ma l’amianto può ancora allungare i tempi

Situazione sempre più complicata per le venti persone evacuate dopo il rogo. Spese coperte dall’assicurazione

MONFALCONE Si complica la già critica situazione degli sfollati di via Ceriani 3. Ieri mattina i professionisti dell’Arpa hanno raccolto una serie di campioni provenienti dal materiale, annerito e bruciacchiato, superstite del violento incendio sviluppatosi all’ingresso della palazzina di cinque piani. Reperti prelevati dalla controsoffittatura, ma anche dal vano scala e altri elementi comuni del condominio, allo scopo di stabilire se vi sia amianto. Viene data per assai probabile, anzi praticamente certa, la fibra sui solai dell’entrata. «Siamo abbastanza sicuri che almeno al pianoterra ci sia», ha sentenziato il sindaco Anna Cisint. Tuttavia se ne verrà riscontrata la presenza anche in altri e ulteriori ambienti allora i tempi per il rientro a casa delle venti persone assistite in queste ore dal Comune sono destinati a prolungarsi.



E lo stesso dicasi per l’accessibilità ai clienti dello studio dentistico insediato al primo piano del complesso, per cause di forza maggiore al momento inaccessibile. Già così, comunque, si prevede che le famiglie “sfrattate” dall’impressionante colonna di fumo denso e acre che martedì in tarda serata ha fatto scattare l’allarme non torneranno nei loro appartamenti prima di un mese. Il tempo necessario a rifare da capo l’impianto elettrico, devastato dalle elevatissime temperature, e ripristinare anche i contatori della luce, operazione in capo a Enel. Poi ci sarebbe appunto la bonifica del minerale killer da parte di operatori specializzati, che a seconda delle metrature da estirpare implica l’adozione di determinate procedure di sicurezza e quindi tempistiche più dilatate. Infine pitturazione e riarredo degli ambienti.

Si attende dunque il responso di Arpa, che pur iniziando già oggi nel analisi, fornirà gli esiti tra tre o quattro giorni. Se ne riparla dunque la prossima settimana. E nel frattempo? Sicuramente i cittadini rimasti fuori casa pernotteranno anche nel week-end negli alberghi individuati dall’amministrazione comunale, che ha assunto il coordinamento delle varie operazioni. Ciò per evitare che il singolo, già in una situazione spinosa, si debba pure sobbarcare questioni burocratiche. Intanto una prima buona notizia, emersa dal colloquio con l’amministratore di stabile, è che la copertura assicurativa sottoscritta dai condomini per il palazzo copre anche le spese di soggiorno nel caso appunto di simili accadimenti. Sicché le cifre anticipate dall’ente per l’emergenza verranno rimborsate e non graveranno sulle casse pubbliche.

Nel caso in cui i tempi dovessero effettivamente prolungarsi e dunque la vita in albergo diventare un po’ stretta per l’impossibilità a poter cuocere cibo, prepararsi una colazione che non sia il cappuccino al bar, l’amministrazione sta studiando un piano B, che prevedrebbe l’utilizzo temporaneo di alloggi pubblici da destinare agli sfollati. «Ma è ancora prematuro parlarne», afferma Cisint. Infine, quanto alle cause che hanno originato l’incendio ancora ieri si brancolava nel buio: tutto è andato completamente distrutto. —


 

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