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Prostituzione e droga al Marina sauna club, cuore dell’inchiesta il ruolo delle ballerine

Restano in carcere i sei arrestati. Fare sesso a pagamento in Slovenia è legale, la difesa: «Non c’era sfruttamento»

2 minuti di lettura

GORIZIA Nessuna scarcerazione. I sei cittadini sloveni e rumeni arrestati per sfruttamento della prostituzione, traffico di esseri umani, traffico di droga restano in carcere. A deciderlo la Procura di Capodistria che si sta occupando del caso del “Marina sauna club, wellness e spa” di Ajševica (Nova Gorica) ed è specializzata, spiegano le autorità slovene, in questi reati specifici.



Dei sei arrestati, cinque sono uomini (detenuti nel carcere di Nova Gorica) ma c’è anche una donna che è stata portata a Ig, Comune di 6.202 abitanti della Slovenia centrale che ospita un penitenziario femminile. Due delle sei persone finite in manette sono i gestori sloveni del locale mentre gli altri, di nazionalità rumena, erano dipendenti o comunque coinvolti nell’organizzazione.



Intanto, emergono nuovi dettagli relativamente alle indagini: indagini che sono partite sin dal mese successivo all’apertura del locale. Il taglio del nastro del “Marina” si svolse nell’agosto del 2014. A settembre, gli inquirenti avevano già iniziato ad “attenzionare” il club per soli uomini. È così iniziata un’attenta opera di controllo, vigilanza, pedinamenti che hanno consentito di rendere «particolarmente solido» il quadro accusatorio. Un lavoro certosino durato cinque anni e che ha coinvolto anche la nostra città dove vivevano alcune “ballerine” che lavoravano nel locale e anche qualche rumeno finito in manette.



Del resto, cosa si facesse all’interno di quel locale era una sorta di “segreto di Pulcinella”. In tanti, a Gorizia, non si sono affatto stupiti del fatto che si faceva sesso a pagamento al “Marina sauna club, wellness e spa”, il locale di Ajševica (Nova Gorica) chiuso per presunto sfruttamento della prostituzione, traffico di droga, traffico di esseri umani. Dietro a quelle formule pubblicitarie ammiccanti («Vieni in un mondo completamente nuovo, pieno di passione erotica, mai visto prima in Slovenia e dintorni», «Sottoponiti alle coccole in un’atmosfera erotica. Un’oasi di relax dotata di Jacuzzi, piscina esterna riscaldata, sauna finlandese, turca, bio e infrasauna») c’era, dunque, qualcosa di molto più concreto.



La prostituzione di strada in Slovenia è illegale ma l’esercizio delle case chiuse è stata depenalizzato nel 2003 a patto, però, che non sia organizzato. Ovvero, se c’è un rapporto sessuale deve essere frutto di una trattativa diretta fra prostituta e cliente senza che vi sia un’organizzazione che lo favorisca e lo sfrutti. Del resto, nel luglio del 2014, il giorno prima dell’apertura del centro, uno dei gestori del locale (oggi in carcere) non nascose questa possibilità data alla clientela. E “Il Piccolo” registrò quelle parole, sin troppo chiare e senza mediazioni. «In Slovenia la prostituzione è legale, ma soltanto se le ragazze lavorano per conto proprio – fu la sua sottolineatura –. Saranno loro a decidere le tariffe. Noi non interferiremo perché non è il nostro business. Noi ci occupiamo solo del marketing. Come tutti pagheranno l’ingresso, per loro però la tariffa sarà ridotta rispetto a quella degli ospiti. Posso dire che ci sono molte ragazze che vogliono venire a lavorare qui: abbiamo ricevuto numerose richieste, ma dobbiamo bilanciare la loro presenza con quella dei clienti del locale: devono prenotare e, per le prime due settimane, abbiamo il tutto esaurito».

E probabilmente questa sarà anche la linea difensiva. Ovvero: si dirà che le “ballerine” si prostituivano ma gestendosi in proprio. Senza nessun coinvolgimento del locale che si limitava a mettere a disposizione gli spazi in cui avvenivano gli incontri di sesso. In verità, l’accusa dice tutt’altro e evidenzia come l’organizzazione, di fatto, controllava le donne, a cui venivano imposte regole ferree e rigide e, soprattutto, avevano la consegna del silenzio.

Stando alle notizie raccolte sulla stampa slovena e sul “Primorski Dnevnik”, l’area di Nova Gorica non è nemmeno ai primi posti in Slovenia per prostituzione. Sono assai di più i casi che si registrano a Maribor. Eppure, il “Marina”, sin dall’apertura, è diventato un riferimento grazie anche ad un’attività pubblicitaria che fu martellante, soprattutto in Italia. Quest’oasi immersa nel verde a sei chilometri dall’ex valico goriziano di Casa Rossa, a Ajševica, si trova dove una volta si giocava d’azzardo. Al posto del casinò Jolly venne realizzata quella che, ai tempi, venne definita una struttura «innovativa» che si estende su una superficie di 8.200 metri quadrati ed è dotata di centro wellness, ristorante, cinema erotico, giardino con piscina esterna riscaldata e albergo su tre livelli. Il centro ospita anche 14 stanze fornite di letto e doccia come quelle al pianoterra. Gli ospiti più esigenti avevano poi la possibilità di fermarsi a dormire in una delle quindici camere dell’hotel. —


 

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