Wärtsilä, i sindacati lanciano l’allarme sul piano di riassetto. Rischio 120 esuberi

A Trieste l’assemblea dei lavoratori preoccupata per i venti di ristrutturazione in arrivo dal colosso dei motori finlandese

TRIESTE La sgradevole “tradizione” degli ultimi cinque anni narra che a ogni ristrutturazione imposta dalla Wärtsilä - siamo ormai a quota tre - un centinaio di posti sia andato perso nella grande fabbrica di Bagnoli. E anche stavolta il timore dei sindacati è che ad aprile Helsinki presenterà un conto da 100-120 esuberi. Non lo esplicitano, perchè ovviamente sarà l’azienda a esprimere la trista addizione, ma fanno intendere che le cifre potrebbero non distare da quelle delle precedenti edizioni. Difficile prevedere quali reparti saranno coinvolti, l’altra volta - correva la primavera 2016 - fu la ricerca&sviluppo a rientrare nel mirino della multinazionale finnica, con una “epurazione” di una novantina di unità. E, prima dell’arrivo della cuenta, furono mossi rilievi sull’impegno dei lavoratori impiegati nella r&s. A distanza di tre anni stesso menu: addebiti di «negligenza» a 11 addetti del montaggio, con multe di 70 euro in busta paga, immediatamente a seguire l’annuncio di 1200 esuberi in toto orbe, che andranno in parte declinati sulla specifica realtà di Bagnoli.



Comunque, in un quinquennio Bagnoli ha perso circa 300 posti, attestandosi oggi poco oltre il migliaio di occupati. A seconda dei gusti, la si può chiamare tecnica del carciofo o del salame, fatto sta che la più grande fabbrica triestina tende ad assottigliarsi. Certo, è bello parlare di industria 4.0, di factory innovativa, poi alla fine della giostra, nonostante i buoni risultati produttivi e gestionali, l’operazione preferita da Helsinki è la sottrazione. Di lavoratori. La denuncia è partita ieri sera da Domio a cura dei segretari dei metalmeccanici Umberto Salvaneschi (Fim Cisl), Marco Relli (Fiom Cgil), Antonio Rodà (Uilm). I sindacati attivano la sirena dell’allarme. Su tutta la linea, dalle multe agli esuberi potenziali. Le “rsu” hanno convocato ieri l’assemblea generale, che si è articolata su due turni. «Molto partecipata», dicono Fabio Kanidisek (Fim Cisl) e Giacomo Viola (Uilm), stimando circa 500 presenti.

E anche piuttosto vivace. Non ci saranno scioperi o stati di agitazione. La strategia è quella di discutere con la dirigenza un’organizzazione del lavoro ritenuta a dir poco precaria, dove sono le “tute blu” a pagare. Il confronto è stato strappato mercoledì scorso, quando le “rsu” hanno occupato l’ufficio del capo-personale Raffaele Ferrio. Il quale, già che c’era, si è premurato di avvertire i sindacalisti dei 1200 esuberi mondiali su 19.300 occupati.

Adesso l’azione verrà portata a livello istituzionale, sia al ministero dello Sviluppo economico che alla Regione Fvg: insieme - ricordano i leader dei metalmeccanici - le pubbliche strutture hanno fornito a Wärtsilä oltre 4 milioni di euro, partecipando all’ammodernamento di 8 celle-prova. Che senso ha finanziare grandi gruppi industriali, per coinvolgerli nell’economia del territorio, quando poi con drammatica periodicità sforbiciano gli organici? Trieste - riassume Relli - rischia forte in questo 2019 nato zoppicando: il punto interrogativo pende su mille posti (Ferriera compresa).

Il clima è pesante: l’uno-due di multe per «negligenza» e la spada di Damocle degli esuberi non giovano all’atmosfera. Quote crescenti di attività vengono delegate all’appalto esterno, «che ormai completa 3 motori su 4».

Nei prossimi giorni le “rsu” si vedranno con il responsabile dello stabilimento, Claudio Taboga, per parlare di organizzazione lavorativa. Anche tra le sigle si avverte qualche palese insofferenza, come da parte di Salvaneschi verso Rodà, d’altronde Fim è il primo sindacato di Bagnoli ed è naturalmente più esposta quando la preoccupazione sale. —


 

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