Il messaggio agli studenti: «La gente ha fretta, non vede»

Il presidente dell’associazione ha puntato il dito anche contro la «sottovalutazione del fenomeno da parte dell’opinione pubblica»

TRIESTE Si rivolge ai singoli ragazzi chiamandoli per nome e guardandoli negli occhi. Quando avverte un calo di attenzione compie lunghe pause o li riprende con i metodi di un prete durante il catechismo. Ieri mattina nell’aula magna del liceo Galileo Galilei di Trieste, il presidente dell’associazione Libera, don Luigi Ciotti, ha incontrato una folta platea di studenti delle scuole superiori triestine, che gli hanno posto le loro domande e hanno poi ascoltato le risposte in religioso silenzio per circa due ore.

L’incontro si è tenuto all’interno del progetto “Destinazione 21 marzo”, che si svolgerà fino a domenica in preparazione della giornata in ricordo delle vittime innocenti di mafia, ed è stato coordinato dagli studenti del presidio di Libera dedicato a Rita Atria, attivo da una dozzina di anni nel liceo Galilei. «Mi fa piacere poter tornare a Trieste perché il primo incontro pubblico dell’allora nascente Libera è stato a Trieste, grazie a don Mario Vatta», ha ricordato don Ciotti in apertura del suo intervento.


«Una grande domanda che vi pongo è “come mai la mafia continua a esistere da secoli?”», ha chiesto alla platea di studenti. «In questi tre giorni – ha proseguito – lavoreremo su un’amara verità: sono tornate più forti di prima. Ma c’è meno sangue e quindi si va verso una sottovalutazione da parte dell’opinione pubblica. Se sono tornate più forti non è solo responsabilità delle istituzioni, ma anche nostra che siamo troppo di fretta e non ci guardiamo più attorno». Dopo aver affrontato altri temi d’attualità, don Ciotti si è congedato dagli studenti affidando loro tre parole: «Continuità, condivisione e corresponsabilità». —


 

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