Non più aziendale ma per tutti Fincantieri dona l’asilo alla città

L’ad Bono investe un milione sul recupero e 300 mila euro l’anno per la gestione Il progetto firmato dall’architetto Morena ospiterà 100 bambini in quattro sezioni



Le cose stanno così: ieri mattina Anna Cisint si è svegliata convinta di spacchettare il progetto del nuovo asilo aziendale di Fincantieri, all’ora di pranzo invece si è trovata con il cadeau di una scuola d’infanzia sì nuova di zecca, ma interamente a servizio della città, non solo delle tute blu. Del resto l’amministratore delegato Giuseppe Bono lo ha detto chiaro e tondo: «Noi facciamo navi, mica didattica».


Se l’azienda navalmeccanica «avesse voluto realizzare un asilo aziendale lo avrebbe inserito nel perimetro di Panzano», dentro la grande fabbrica. E allora? Allora si tratta di un «regalo». Fincantieri ristrutturerà per «un milione di euro» l’edificio comunale di via Valentinis mettendolo poi a disposizione delle famiglie di Monfalcone. Sarà dunque aperto a tutti e potrà ospitare, in quattro sezioni, cento bambini dai 3 ai 5 anni. Per garantirne la gestione, di cui evidentemente l’azienda non si occuperà, riverserà 300 mila euro l’anno nelle casse municipali. Musica nelle orecchie del sindaco, che ignorava l’inattesa apertura ed era già pronta a siglare il contratto di comodato gratuito per affidare alla spa il vetusto immobile di imminente riconversione, datato 1930.

È l’alba di un cambiamento epocale, come qualcuno ha sussurrato ieri. Mai l’azienda aveva riversato una somma così consistente sul territorio, peraltro su proprietà comunali. La società quotata in borsa ha già ingaggiato l’archistar locale, Francesco Morena. E questi, ieri, ha srotolato i progetti su un tavolino di legno nella sala che, ancora per poco, conserva le bare del Servizio funebre.

«Sarà l’asilo più bello – ha esclamato un entusiasta Bono –, il più nuovo. Anche i monfalconesi potranno venire qui». E non solo i figli delle maestranze, una non irrilevante parte delle quali è straniera. «L’importante è partire», ha aggiunto l’ad, auspicando un avvio della struttura già a settembre. «Noi ce la metteremo tutta», ha assicurato. Morena ha prospettato otto mesi di lavoro, ma c’è poi l’iter autorizzativo: l’immobile è vincolato dalla Soprintendenza, un mosaico deve essere preservato e l’ingente materiale custodito dall’associazione Amici del Fante e Gruppo speleologico, cui l’ad ha rivolto parole di apprezzamento per «aver saputo preservare la costruzione», va spostato. Più probabile un taglio del nastro nel 2020. Ma nulla si può escludere, dopotutto Fincantieri in sei mesi realizza le più grandi navi da crociera del mondo.

«Con Regione e sindaco – ancora Bono parlando del tavolo sul lavoro – stiamo compiendo un grosso sforzo. Arriverà più gente qui, non necessariamente dall’estero, anche dal resto d’Italia: bisogna attrezzarsi il prima possibile dal punto di vista logistico». Pure per questo la nuova scuola che resterà intitolata al Santissimo Redentore sarà un gioiellino, dotato dei più moderni sistemi didattici. Già asilo, l’edificio oggi tradisce solo un segno del suo passato: Biancaneve e due nani da giardino, resistiti chissà come alle intemperie. –



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