Malvina, Irene e Adele le loro storie rivivono nelle pietre d’inciampo
Malvina Michelstaedter, Irene e Adele Goldberger, deportate e assassinate ad Auschwitz nel 1943. I loro nomi, da ieri, sono incisi sul pavé davanti al civico 4 di via del Santo a Gorizia, il loro ultimo domicilio conosciuto. Alla loro memoria è stata dedicata infatti la toccante cerimonia delle Stolpersteine, letteralmente pietre d’inciampo, che per il quarto anno consecutivo ha visto arrivare in città Gunter Demnig, artista berlinese e ideatore del progetto che, partito esattamente dieci anni fa, ormai ha raggiunto le strade di quasi tutta Europa.
L’idea consiste nel posizionare un sampietrino rivestito da una lastra di ottone davanti alle abitazioni di tutte le vittime dell’Olocausto, offrendo come risultato quella che diventa una piccola e indelebile installazione di arte urbana che si rivolge a tutte le generazioni affinché non si ripeta ciò che è stato. Quella di quest’anno, come detto, per l’artista è stata la quarta tappa tra Gorizia e l’Isontino, dove ieri Demnig ha posizionato le sue pietre anche Ronchi e Doberdò del Lago. Complessivamente ci sono 38 pietre d’inciampo nell’Isontino.
A ricordare la storia della famiglia Goldberger, cognome italianizzato in Golberti, sono stati gli studenti delle classi seconde Alls e Bls dell’istituto “D’Annunzio” di Gorizia, a conclusione di un progetto di ricerca condotto sotto la guida delle insegnanti Dionella Preo, Tiziana Lavoriero e Franca La Stella.
Malvina era la zia del filosofo Carlo, e dopo la perdita del marito Massimiliano ha vissuto con le due figlie, Irene e Adele, entrambe fiumane di nascita ma cresciute a Gorizia. Le tre donne erano proprietarie delle Cantine Golberti, una ditta di commercio di vini all’ingrosso che aveva sede nella casa Bolaffio di largo Pacassi. Furono arrestate a Gorizia il 23 novembre 1943, per essere trasferite prima nelle celle delle carceri di via Barzellini e subito dopo in quelle di Trieste. In seguito furono deportate ad Auschwitz, per la precisione l’11 dicembre dello stesso anno. Malvina, che aveva 87 anni, venne assassinata appena arrivata al campo. Del destino delle due sorelle, invece, la storia non ha restituito alcuna notizia.
Ora, però, grazie alle Stolpersteine posizionate a Gorizia, il ricordo della loro vita resterà indelebile, come il monito a chi resta di non ripetere gli errori che in passato hanno portato all’immane tragedia dell’Olocausto. –
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