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La spesa annuale delle famiglie cresce anche a Trieste: +297 euro nel 2018

Il quadro fotografato dall’Unione nazionale consumatori, Intanto l’Otc sui saldi invernali: «Fin qui poco movimento»

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TRIESTE Nel 2018 le famiglie triestine hanno speso in media 297 euro in più rispetto al 2017, stesso dato registrato anche a Udine, aumenti più pesanti a Pordenone, dove la cifra si attesta sui 322 euro, meno invece a Gorizia, 231 euro.

Complessivamente in Italia l’esborso in più nel 2018 per ogni nucleo è stato di 285 euro, sempre su base annua, in Friuli Venezia Giulia nel dettaglio in media di 287 euro. I dati sono stati calcolati dall’Unione nazionale consumatori nei giorni scorsi, sulla base dell’inflazione registrata dall’Istat, che fotografa anche la classifica delle città più care d’Italia. Al primo posto risulta Bolzano, inflazione con un +1,9% e una stangata per le famiglie di 632 euro. Seguono Reggio Emilia, con un incremento dei prezzi dell’1,8% e una spesa salita di 505 euro, e poi Forlì/Cesena, +1, 7% e il costo della vita che pesa sulle famiglie con 477 euro in più. I minori rincari invece si registrano a Potenza, dove si sono spesi solo 63 euro in più rispetto all’anno precedente, Ancona, con 87 euro, e Caltanissetta con 117.

Nella graduatoria, per il Fvg, Pordenone è al 23esimo posto, inflazione che segna un +1,3%, Trieste è al 31esimo, con gli stessi valori di Udine (+1,2%), mentre Gorizia è in 54esima posizione (+1%). E se a Trieste e nel resto della regione l’aumento dei prezzi non è ai livelli di Bolzano, per le famiglie la corsa al risparmio è comunque costante. La soluzione adottata è quella di eliminare gli sprechi e, dove possibile, cercare di acquistare a basso costo. Un’altra rilevazione recente, questa volta a cura del Codacons, su base nazionale, mostra come per gli alimentari la spesa degli italiani negli ultimi dieci anni sia scesa dell’1,9%, passando da 466 euro a 457 euro mensili: si compra meno, dirottando le abitudini verso i discount, che negli ultimi 5 anni hanno visto le vendite crescere del 9,6%.

A Trieste però, le persone tendono a risparmiare non tanto sul cibo, quanto su altri beni. «Sicuramente tutto è aumentato negli ultimi anni – spiega Luisa Nemez, presidente dell’Otc, Organizzazione tutela consumatori di Trieste – in alcuni casi in modo esagerato, come spesso accade per frutta e verdura. In generale penso che la città sia abbastanza cara. Sul fronte alimentare comunque i triestini non stringono troppo la cintura, si cerca di mangiare sano e si cerca la qualità. Magari si spende meno in altri settori. Penso ad esempio ai recenti saldi invernali, che non credo abbiano registrato dati positivi, nonostante i ribassi, fin da subito anche del 70%. Sconti reali, veri, ma che comunque non hanno fatto segnare grande movimento, segno che i triestini probabilmente non si sono buttati sui vari ribassi dei negozi. Credo comunque che stia cambiando la mentalità della gente, non si compra più con leggerezza, le persone cominciano a capire che bisogna considerare con grande responsabilità quali sono le proprie capacità di spesa, senza guardare gli altri o senza strafare. Gli aumenti quindi a Trieste ci sono negli ultimi anni – ribadisce – e sono percepibili, parlo in particolare delle famiglie che non si trovano in una situazione di benessere economico, che di sicuro devono fare parecchi sacrifici».

Una considerazione espressa a livello italiano dalla stessa Unione nazionale dei consumatori: «Anche se nel 2018 l’inflazione media è rimasta allo stesso livello del 2017, +1,2% – spiega il presidente dell’Unc Massimiliano Dona –, per le famiglie si tratta di rincari che hanno peggiorato pesantemente la loro condizione, dato che gli stipendi e le pensioni non sono certo aumentati quanto il rialzo del costo della vita». —


 

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