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Wärtsilä, l’80% ha scioperato Ma l’azienda non ci ripensa

Il presidente Barbazza appoggia le multe comminate a 11 dipendenti: «Una minoranza è rimasta ferma ai tempi delle partecipazioni statali»

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Tre ora di multa in busta paga, per un importo lordo pari a una settantina di euro: le 11 sanzioni decise dalla dirigenza Wärtsilä, ulteriormente inasprite da altre due contestazioni recapitate giovedì pomeriggio, hanno ieri convinto l’80% dei quasi 1100 dipendenti a scioperare per 8 ore.

Il dato è fornito dalle quattro sigle, che hanno organizzato la protesta, Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Usb. Il personale operaio ha condiviso quasi unanimente le ragioni dello strike, perchè solo 3 tute blu hanno deciso di varcare i cancelli di Bagnoli. Tra gli white collars adesione più bassa, comunque non inferiore ai due terzi. Inoltre hanno incrociato le braccia anche i 250 lavoratori dell’indotto, quotidianamente impiegati nel grande stabilimento motoristico. Davanti all’ingresso un presidio sindacale: presenti Salvaneschi e Kanidisek (Fim), Rodà e Viola (Uilm), Relli e della Pietra (Fiom), Colautti e Dambrosi (Usb). Solidarietà anche da Casa Pound. L’obiettivo è che Wärtsilä receda dai provvedimenti assunti.

Eventualità che non sembra così semplice. Perchè il presidente della costola italiana della multinazionale finnica, Guido Barbazza, è stato perentorio: «L’azienda si misura a livello internazionale con i pesi massimi del settore, il nostro personale deve averne consapevolezza». «Undici su quasi 1100 addetti - prosegue il manager genovese - non rappresentano una percentuale preoccupante, però, nonostante avessimo investito molto tempo nello spiegare certi argomenti, c’è un gruppo di irriducibili che è rimasto al tempo in cui Grandi Motori era inserita nelle partecipazioni statali». «Allora, anche questi irriducibili debbono allinearsi su prestazioni lavorative degne della sfida che ogni giorno affrontiamo». «Darò supporto - ha concluso Barbazza - ai miei collaboratori che prendono decisioni come quelle che hanno riguardato gli 11 dipendenti in questione». Infine, Barbazza ha ricordato che il 2018 si è rivelato anno record per la produzione di Bagnoli. Le previsioni per il 2019 sono buone ma non brillanti: non ci sarà Cassa integrazione, si manovrerà sull’indotto. —

Magr

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