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Salgono a quattro le pietre d’inciampo a Doberdò

Dopo quella in memoria di Andrej Frandolic ci saranno quelle dedicate a Jožef Ferfolja e a Lavrencic padre e figlio

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«Mai più le atrocità della guerra, delle persecuzioni e della morte di innocenti». È il “grande rifiuto” che accompagnerà la cerimonia della posa di tre nuove pietre d’inciampo in programma a Doberdò, dove sarà presente l’artista tedesco Gunter Demnig che promuove questi eventi, da lui ideati a livello internazionale e che le depone personalmente in tutta l’Europa. La commeorazione, oltre a essere un monito alle crudeltà compiute nei lagher dai nazisti, vuole ricordare gli orrori della Shoah e dei deportati ebrei nei campi di concentramento.

L’appuntamento è per lunedì in due zone del paese, alle 16 davanti la chiesa in via Roma e alle 16.30 a Marcottini nella piazza principale in via Cervi 7. L’iniziativa è promossa dal Circolo cattolico Hrast, con la collaborazione delle due sezioni Anpi di Doberdò e Vallone-Jamiano, dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati) e con il patrocino del Comune per il quale è stato invitato il sindaco Fabio Vizintin. Anche se i cittadini hanno saputo resistere uniti al nazifascismo e sacrificato molto nella lotta della Resistenza e nella guerra di Liberazione, a Doberdò si contano 71 caduti dei quali 17 deportati nei campi di concentramento dei nazisti.

Ed è per questo, come l’anno scorso, anche stavolta in occasione della Giornata della Memoria, i deportati vengono ricordati dalla popolazione. Nel 2018 venne posta la prima pietra in memoria di Andrej (Andrea) Frandolic deportato a Dachau, quest’anno una pietra sarà dedicata a Jožef (Giuseppe) Ferfolja, partigiano, deportato a Dachau, morto nel dicembre del 1944.

Le altre due saranno dedicate a Rudolf (Rodolfo) Lavrencic, padre e Rudolf (Rodolfo) Lavrencic figlio, ambedue partigiani residenti a Poljane (Marcottini), deportati a Buchenwald e morti nel mese di marzo del 1945. Le pietre d’inciampo vengono depositate davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni nel tessuto urbanistico e nelle città europee. L’artista decise nel 1995 di dedicarsi a questo lavoro alla ricerca di cittadini scomparsi, a seguito delle persecuzioni nazifasciste: ebrei, politici, rom e omosessuali. Da allora ne sono state installate più di 50.000 in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi e Italia.

Le pietre hanno la dimensione standard (10x10 centimetri). Sulla superficie a livello stradale sono di ottone lucente. Su di esse sono incisi: nome e cognome del deportato, anno di nascita, data e luogo di deportazione e quando è conosciuta anche la data di morte. «L’inciampo – sottolinea l’autore – è visivo e mentale. Costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato, il presente e la memoria». —



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