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Dal trucco dell’X-box alle avances in chat. Spunta un’altra vittima

Inchiesta bis sull’uomo accusato di abusi su un ragazzino. Avrebbe adescato su Whatsapp un’undicenne con foto hard

TRIESTE Foto pornografiche con una undicenne. Per questo è finito sotto inchiesta lo stesso trentacinquenne accusato di aver stuprato un bambino nel “casermone” Ater di Montebello, quello che si affaccia su piazzale de Gasperi. Il minore era stato avvicinato con la promessa del regalo di un videogioco, una consolle “X-box” ultimo modello. Poi la violenza. Il caso è stato raccontato dal Piccolo nei giorni scorsi. Ma ora si scopre che questo non è l’unico episodio di pedofilia per il quale è indagato l’uomo.

Ce n’è dunque un altro. Un atto stavolta non consumato - fortunatamente - ma comunque tentato, seppur soltanto in modo “virtuale”. La bambina è stata adescata via Whatsapp. E qui sorge la prima domanda: il trentacinquenne come ha avuto il suo numero? La conosceva? E attraverso quali ambienti è entrato in contatto con lei? Interrogativi che al momento non hanno ancora una risposta.


Quel che è certo è che l’indagato ha iniziato a mandare messaggi alla undicenne, con una certa insistenza. Poi è passato alle proposte, cercando di convincere la bambina a scambiarsi fotografie dal contenuto esplicitamente sessuale: immagini che avrebbero dovuto ritrarre le parti intime e atti sessuali.

La denuncia è scattata poco tempo dopo. Probabilmente la minorenne ha riferito l’accaduto alla famiglia. O i genitori si sono accorti che nel telefonino della figlia c’erano anche quelle strane foto e le hanno chiesto spiegazioni sulla loro provenienza.

Questo accadeva nel luglio del 2017. Un mese dopo, quindi ad agosto, l’uomo è passato ai fatti. Ma con un’altra vittima: un bambino, pure lui undicenne. «Vuoi una X-box? Te la regalo io, te la compro, ma devi venire, vieni con me...», così si è approcciato il trentacinquenne. Poi ha portato l’undicenne in un cantina del “casermone” Ater e l’ha violentato.

La vicenda è rimasta nel silenzio per mesi, fino a quanto i familiari sono riusciti a rendersi conto cosa stava dietro al comportamento del bimbo, diventato sempre più cupo, schivo e scontroso. Perché parlava poco e aveva quell’atteggiamento? Cosa gli era successo?

Il minore, grazie all’intervento di un parente, ha poi raccontato tutto. Del videogioco, di quell’uomo che lo ha spogliato e di tutto il resto. Anche in questo caso è partita la denuncia.

Le indagini, per entrambi i gli episodi, sono dirette dal pm Federico Frezza. Il bambino (la sua famiglia si è affidata all’avvocato Giovanna Augusta de’ Manzano) è stato sentito anche da un giudice, il gup Laura Barresi. Il minorenne ha confermato tutto, spiegando cosa aveva subìto in quella cantina.

Quando il trentacinquenne è stato interrogato dai magistrati, in Procura, si è avvalso della facoltà di non rispondere. —


 

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