Investimenti al via nel punto franco: passerà da Trieste l’export di vini Fvg

A Bagnoli magazzino refrigerato da duemila metri quadrati. Borruso (Interporto): trattative con un big della metallurgia

TRIESTE «Abbiamo alcune trattative a buon punto con un’impresa del campo metallurgico, un’azienda del legname e una realtà interessata all’assemblaggio di pezzi provenienti dall’estero. Aspettano la partenza del punto franco, il 24 gennaio, per progredire nel confronto».



Parola del presidente dell’Interporto di Trieste, Giacomo Borruso, che si spinge ad annunciare «i primi insediamenti entro l’estate». E il punto franco già promette di essere lo sbocco internazionale del vino friulano, con una sinergia fra territori, che potrebbe nascere grazie alla realizzazione di un magazzino refrigerato da 2 mila metri quadrati.


Dopo l’annuncio sul trasferimento del regime di franchigie negli ex capannoni Wärtsilä, il presidente Zeno D’Agostino ostenta sicurezza: «Se riusciamo a sbloccare il primo accordo, diventa un domino e ne avremo tanti altri». L’Autorità portuale dialoga intanto con le Dogane, che dovranno essere coinvolte nella scelta degli insediamenti da accogliere e il manager della logistica sottolinea che «il governo ci ha assicurato che farà di tutto per aiutare le attività in porto franco».



D’Agostino cerca intanto di mettere in campo progetti pilota per testare le potenzialitàdell’area e tra queste figura appunto il magazzino che potrà mantenere una temperatura controllata fra 0 e 18 gradi.

«Non possiamo essere funzionali – dice il presidente dell’Autorità – solo a ciò che entra in Europa. Possiamo essere un vantaggio anche per il nostro export: vino e agroalimentare ci permetteranno di diventare porto del Friuli». Non le patate che si scaricano a tonnellate nello scalo, ma nicchie d’eccellenza come quella del vino e della produzione lattiero-casearia, che potranno essere esportati in Russia, Cina e Giappone. Trattative ancora non ce ne sono, ma si registra l’interesse di alcuni importatori internazionali, che potranno comprare grandi partite e non essere più costretti ad esportarle in blocco fuori dall’Ue ed entro 90 giorni, come prevede la normativa italiana. Il punto franco permetterebbe infatti di portare il vino a Bagnoli, riempire container con vari prodotti e spedirli nelle diverse destinazioni.



«Un grande risparmio sui costi della logistica – aggiunge Borruso – che incidono molto sul prezzo finale. Non è un caso che lo stimolo ci arrivi da alcune cantine friulane». E l’Interporto cercherà ora di giocare le sue relazioni con operatori internazionali per mettere in contatto produttori e importatori. Già durante l’estate l’Autorità aveva d’altronde siglato un’intesa con il Parco agroalimentare Fvg, per sviluppare strategie a supporto dello sviluppo del settore in ambito portuale. Se il programma dimostrerà di poter funzionare, i duemila metri quadrati (in consegna fra alcuni mesi) potranno anche essere espansi.



Ma a Bagnoli l’Autorità intende sperimentare soprattutto la trasformazione manifatturiera. E mentre sulle trattative il riserbo è massimo, qualcosa trapela sui settori d’attività e qualcosa potrebbe essere svelata dopo l’inizio del nuovo regime, il 24 gennaio. I magazzini ex Wärtsilä ospitano già coil di acciaio e alluminio, al momento soltanto movimentati da una non precisata azienda con attività prevalente in Veneto, che ha manifestato l’interesse a farne semilavorati da esportare, probabilmente a favore delle industrie automobilistiche dell’Est Europa. Si parla inoltre di trasformazione di legname, attività per cui l’Interporto sta già acquistando alcuni macchinari. E l’ultima suggestione è il campo dei metalli ricavabili da tecnologia a fine vita: importazione di cellulari, estrazione di silicio e altri metalli di valore, loro esportazione nel Far East per essere reimmessi nella produzione di smartphone e computer. Il tutto in esenzione doganale. —


 

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