Scioperi e contratti in scadenza, battenti chiusi al museo Alinari

Protesta bis dopo quella di Natale. E i rapporti di lavoro si sono esauriti proprio ieri Rossi: «Il boom di visitatori a San Giusto non è riuscito a trainare questa realtà»



«Chiuso per sciopero». Il cartello posto al Castello di San Giusto all’ingresso dell’Alinari Image Museo (Aim) è un fermo immagine che potrebbe durare a lungo. Il museo privato della fotografia (l’unico rimasto con il marchio della fondazione Alinari di Firenze) ha infatti i battenti chiusi alla luce di due scioperi, uno a Natale e l’altro tra martedì e ieri, conciso con la fine della mostra su Nino Migliori.


«I lavoratori e le lavoratrici dell’Aim da ieri (il 15 gennaio, ndr) stanno per la seconda volta scioperando a oltranza», ha confermato il sindacalista Sasha Colautti del coordinamento Usb. Lo «sciopero a oltranza» è finito ieri visto che ieri sono scaduti i contratti delle tre persone che consentivano la fruibilità dell’Aim, aperto il primo ottobre 2016 all’interno del Bastione Fiorito del Castello di San Giusto, con cui condivide il servizio di biglietteria. L’altro sciopero a oltranza si è svolto in forma anonima durante le festività natalizie.

«Informiamo che l’Aim è temporaneamente chiuso per cause tecniche. Ci scusiamo per il disagio», era stato il messaggio consegnato alla pagina Fb. E all’ingresso c’era il cartello «chiuso per sciopero». «Dopo le pesantissime problematiche legate a ritardi del pagamento degli stipendi con picchi di tre mesi - racconta Colautti - ora i lavoratori protestano anche per la possibile decisione della Fondazione Alinari di non rinnovare i contratti di lavoro». Contratti, per la cronaca, scaduti proprio ieri.

La fotografia attuale riguardante l’Aim non fa intravvedere nulla di buono. Non sono annunciate nuove mostre e la situazione tecnologica risulta altrettanto precaria. L’impianto di riscaldamento funzionale male, idem l’aria condizionata d’estate, e le sbandierate tecnologie digitali multimediali sono spesso inutilizzabili per mancanza di manutenzione. Inoltre i visitatori rispetto ai numeri del Castello (che però ha un biglietto di ingresso di soli tre euro) sono pochissimi.

Nel primo anno di apertura (al 30 settembre 2017) i visitatori sono stati 9.500, mentre i visitatori del Castello superano le 100 mila unità. La mostra su Nino Migliori, terminata ieri, ha dovuto fare i conti con il black out per sciopero delle festività registrando una ventina di visitatori nel fine settimana e una media di sette nei giorni feriali.

«Non possiamo farci nulla. È un museo privato anche se sta all’interno di San Giusto e siamo noi a staccare il biglietto - allarga le braccia l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi-. È un museo straordinario per la sua multimedialità. Ha fatto varie mostre con scarsi risultati. Il biglietto da sette euro da aggiungere ai tre del Castello è troppo elevato. Dieci euro sono tanti per piccole mostre». E quindi? «È una situazione che mi preoccupa. Il Castello ha fatto l’anno scorso 125 mila visitatori. Un boom eccezionale di cui però non ha beneficiato l’Alinari. Almeno un quinto poteva visitare il museo Alinari. Ma così non è stato. Ne parlerò con il commendatore Claudio de Polo Saibanti. C’è un problema di marketing, manca la comunicazione e forse il biglietto è esagerato. Come titolari del Castello siamo parti in causa. Non possiamo certo abbandonare la zattera del museo Alinari al suo destino».

Nel 2018 il Comune ha dato 60 mila euro all’Aim per una mostra sui fotografi triestini. Evidente non sono bastati per restare a galla . —



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