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«Ti regalo l’X-box». E violenta l’undicenne

Triestino di 35 anni sotto inchiesta con l’accusa di aver abusato di un ragazzino in una cantina di Montebello 

TRIESTE L’ha adescato con la promessa che gli avrebbe regalato un videogioco, la consolle X-box ultimo modello. Poi l’ha portato in una cantina e l’ha stuprato. Le indagini dicono questo. Siamo nel quartiere di Montebello, nel casermone Ater che si affaccia su piazzale de Gasperi. È lì che, secondo le ricostruzioni investigative, è avvenuto l’abuso. La vittima è un bambino di 11 anni.

L’uomo indagato per pedofilia è un trentacinquenne triestino disoccupato. L’episodio si è verificato nell’agosto del 2017 ma è emerso vari mesi dopo, solo quando i familiari dell’undicenne hanno intuito il motivo di quegli atteggiamenti sempre più cupi, schivi e scontrosi che il ragazzino aveva via via assunto.


Comportamenti che - evidentemente - esprimevano una profonda sofferenza psichica. Un parente, con molta delicatezza, è riuscito poi a farsi raccontare tutto dal minore. L’avvocato Giovanna Augusta de’ Manzano, che tutela la vittima, dopo essere stata messa al corrente dell’accaduto, ha subito preparato una denuncia. E l’ha depositata in Procura. Il bimbo è stato visitato al Burlo, ma ormai troppo tempo dopo dalla violenza. L’ospedale, da quanto risulta, avrebbe fatto scattare comunque una segnalazione alle autorità giudiziarie, che si è andata a sommare alla querela dell’avvocato.

Di qui l’apertura del fascicolo in mano al pm Federico Frezza. Il magistrato ha raccolto elementi sufficienti per incriminare il trentacinquenne triestino. L’indagine ora è chiusa.

L’undicenne è stato sentito dal gip Laura Barresi alla presenza di una psicologa. Il minore, nel suo drammatico racconto, ha ripetuto quello che aveva già riferito ai familiari.

L’uomo aveva conosciuto il bambino nel rione. In una giornata d’ agosto lo ha avvicinato, assicurandogli il dono di un X-box, una consolle per videogiochi di moda negli ultimi anni, che tanti ragazzini sognano. «Se vieni con me te la regalo, seguimi...», deve aver bisbigliato il trentacinquenne al bimbo. E quell’X-box, a stupro avvento, glielo comprerà davvero.

L’undicenne, dopo qualche attimo di esitazione, si è fatto convincere e i due si sono incamminati verso il casermone Ater di piazzale de Gasperi. Poi sono entrati in una cantina di uno degli alloggi del palazzo. A quel punto il bambino è stato fatto spogliare.

La descrizione della violenza sessuale, riportata negli atti, è raccapricciante. L’abuso è stato completo. E l’undicenne l’ha tenuto nascosto, per mesi, come qualcosa di incomprensibile e indecifrabile per la sua età.

«È degno di rilievo l'immenso coraggio della famiglia a denunciare simili fattispecie», osserva a tal proposito l’avvocato de’ Manzano, che sta seguendo l’evolversi del caso passo dopo passo.

La vicenda è delicatissima, oltre che per gli esiti giudiziari, anche per il benessere psicofisico del bambino. Il minore è stato preso in carico dagli psicologi. —


 

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