Asili in “vetrina” a Trieste. L’assalto dei genitori alla Marittima

Un momento della Giornata dell’infanzia organizzata dal Comune di Trieste alla Stazione marittima per orientare nella scelta le famiglie dei bambini in età d’asilo

Interessato un bacino d’utenza di 6.500 bambini Più di 90 istituti coinvolti tra comunali, statali e privati

TRIESTE Persino l’attempata demografia triestina sembrava disposta ad accordare un temporaneo cessate-il-fuoco. Ieri mattina il grande atrio della Marittima dava l’illusione, perlomeno per poche ore, di sovvertire le tendenze gerontocratiche metropolitane, gremito com’era di giovani genitori e dei relativi pargoli, pargoli che da domani. 14 gennaio, fino al 1° febbraio andranno iscritti nei “nidi” e nelle scuole d’infanzia. Carrozzine con i piccolissimi, palloncini, disegni, pupazzi, libri specializzati per quelli più grandicelli in un’allegra fiera dei bambini.



Dal punto di vista sociale, viaggiano cifre importanti, nonostante una lieve ma costante erosione: bacino potenziale di 6500 “neofiti”, di cui 4000 destinati alle materne e 2500 ai “nidi”. Un insolito colpo d’occhio in occasione della Giornata dell’infanzia organizzata dal Comune, che dal mattino al pomeriggio ha offerto alle famiglie una sorta di grande consulenza didattico-educativa. Gratuita. Pubblico & privato appassionatamente insieme - come voluto dall’assessore Angela Brandi - in rappresentanza di una novantina di strutture, che sul territorio si sforzano di intercettare e di interpretare le esigenze delle famiglie. «C’è più gente rispetto all’anno scorso», afferma.

All’ingresso si delineavano gli schieramenti: verso destra, con vista sul Porto vecchio, l’articolato panorama degli istituti privati, laici e religiosi, accomunati dalle tovaglie azzurre. C’era la forte proposta cattolica, ma non mancava quella ebraica. C’erano per la prima volta le scuole d’infanzia statali del Carso, che non raccolgono solo i piccoli autoctoni ma servono anche le richieste dei pendolari triestini (Area di ricerca, Sincrotrone) e monfalconesi.

Al centro dell’atrio l’ampio dispiegarsi delle 47 strutture comunali, suddivisi in “nidi”, materne, primavera. Più di 100 operatori mobilitati. In campo 1250 posti, di cui 200 convenzionati. I genitori rivolgono domande fatalmente ricorrenti: come si compongono le graduatorie (quest’anno scattano le tabelle previste dal nuovo regolamento delle materne approvato a fine 2018), quanti posti sono disponibili nel tal istituto, come sono gli ambienti, quali le attività, quali i menu, la dotazione di spazi verdi ... Inevitabili chiarimenti sulle vaccinazioni. Per i “nidi” grande attenzione alle varie fasce di servizio, soprattutto per le sezioni “lattanti” che non sono presenti dovunque. A tutti il consiglio di verificare dal vivo la qualità delle strutture: lunedì 14, martedì 15, venerdì 18 scuole aperte dalle ore 16 alle 17.30.

Tavoli imbanditi anche per volontariato e associazionismo a diverso titolo. Giorgio Maranzana pubblicizza le iniziative dei donatori di midollo. Immaginario Scientifico spiega un’attività ludica innovativa legata a un primissimo approccio alle scienze. Sempre centrale la rilevanza della pappa: il banchetto di Slow Food è presidiato da Romana Meula, già capo dell’esercito comunale, e dal consorte Sergio Gobet, per anni osservatore dei fatti est-europei all’Isdee e a Informest. Negli istituti comunali vengono coltivati 70 orti: in seguito a una convenzione con l’Azienda sanitaria, i bambini possono mangiare i prodotti da loro stessi coltivati. «Insalata, pomodori, zucchine, basilico ...», elenca donna Romana. In sala Saturnia si alternano le spiegazioni su temi specifici. Alla Brandi piacciono le mappe con tutte le scuole segnate. Le aree centrali della città sono ben coperte. In periferia urgono rinforzi a Roiano e a San Giovanni: le risposte giungeranno - rispettivamente - dall’ex caserma della Polstrada e dall’ex caserma Chiarle. —


 

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