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«Quella foto sul barcone l’ho sempre regalata ma non la concedo a chi ne stravolge il senso»

Il noto fotografo spiega le ragioni della denuncia fatta nei confronti dell’assessore dopo la pubblicazione non autorizzata dello scatto. «Inaccettabile usarlo contro i migranti»

2 minuti di lettura

Noi, e per noi intendo noi giornalisti, di fotografia o di penna, viviamo di diritto d’autore. Come i musicisti. Come i registi. Io sono un libero professionista, se faccio una fotografia vivo dei diritti di quella fotografia che i giornali mi pagano regolarmente. Se “Il Piccolo” pubblica una mia foto, me la paga. Tanto, poco, quello che è, ma mi paga.

Io quella foto, vincitrice del concorso World Press Photo del 2014, l’ho sempre regalata. A docenti universitari di tutto il mondo, a studenti per la tesi, a gruppi social e a persone qualunque che volevano utilizzarla per scopi sociali. Ma non al vicesindaco di Trieste Paolo Polidori, che l’ha utilizzata a sostegno delle sue posizioni contro i migranti senza chiedermela.

Io ho realizzato quella foto per raccontare il dramma delle migrazioni con un’immagine serena che non avesse il solito effetto drammatico, perché piena di morti che galleggiano. Volevo stimolare una riflessione che partisse da quei i volti che guardano verso l’elicottero.

Penso non sia giusto che un politico - soprattutto un politico - utilizzi questa foto con uno scopo completamente avverso alla causa per cui l’ho realizzata. Polidori oltre a prendere una cosa che non è sua, senza permesso, l’ha usata contro i migranti.

Io per farla ci ho messo due anni della mia vita. Sono andato in mare tantissime volte. Ne avevo scattata una simile il primo anno ma non era come la volevo, non tutti i migranti mi guardavano contemporaneamente. Ho voluto riprovarci. Mi sono imbarcato ancora l’anno successivo, sono stato tredici giorni sulla fregata “Bergamini” della Marina Militare. Abbiamo fatto 6-7 salvataggi ma tutti con il mare forza 7. L’elicottero non poteva alzarsi. Ho aspettato, aspettato, aspettato…

Poi si è calmato il mare, c’è stata una chiamata di soccorso, sono andato con i piloti.

Cosa fanno 400 persone, dopo 4-5 giorni che sono in mare, e vedono un elicottero? Lo guardano.



Lo guardano con un’espressione di serenità. È la loro salvezza. Mi sono reso conto che questa foto aveva una portata emotiva importante, senza essere basata sulla drammaticità della morte, e quindi combatterò sempre chi me la scippa e la utilizza per una causa che mi arreca un danno. Io l’ho fatta per aiutare i migranti, ho provato un’emozione pazzesca: lui l’ha usata per un messaggio contrario al mio.

Dirò di più. Sto lavorando su un progetto legato a quel barcone. Ho cercato con l’aiuto del National Geographic Channel, i migranti che erano a bordo. Siamo andati a cercarli nel mondo. Presenteremo un documentario su questa ricerca il 20 giugno, nella giornata mondiale dei profughi di guerra.

No, vicesindaco. Non ci sto a vedere la mia foto sotto a quel post. Non è stato rispettato il lavoro, non è stato rispettato il mio pensiero. E per questo le chiedo i danni.

L'autore è un fotoreporter
 

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