Conte: sorpreso dalla novità. L’Eliseo: nessuna ritorsione

Ma la Lega attacca: Parigi e Berlino scorrette. Una vicenda che si sta protraendo da quasi due anni: dall’accordo di massima ai primi paletti posti da Macron

TRIESTE L’istruttoria dell’Antitrust Ue «francamente ha sorpreso anche me». Lo ha detto ieri sera in tv a “Porta a porta”, il premier Giuseppe Conte: «In molti altri settori di attività economica sono altri i Paesi che sono avvantaggiati. È un procedimento all’inizio, vedremo come continuerà. Riterrei strano che fossero imposti ostacoli. Mi auguro che non ci siano». Il vicepremier Matteo Salvini ha invece tuonato: «Non è così che funziona la libera concorrenza», «se l’Europa esiste ci sia parità di regole e condizioni di mercato per tutti, altrimenti ne trarremo le conseguenze». La Lega intanto ha parlato di fatto gravissimo» e di Francia e Germania «scorrette». Poco prima, fonti dell’Eliseo avevano affermato che «a seguire il dossier è la Commissione Ue, la Francia non ha chiesto assolutamente nulla»; e «non bisogna in alcun modo vederlo come forma di ritorsione politica», avevano aggiunto le fonti, nel giorno stesso in cui sempre dall’Eliseo era arrivata la scelta di snobbare l'endorsement del leader M5s ai gilet gialli derubricandolo a «slogan a fini elettorali interni».

Così dunque i commenti da Roma e Parigi sugli ultimi sviluppi di un tira e molla, quello per l’acquisto di Stx France (2.600 dipendenti e circa 600 fornitori) da parte di Fincantieri, che dura da quasi due anni. L’intesa di massima raggiunta tra il governo Renzi e il presidente francese Hollande nel marzo 2017 prevedeva che l’azienda guidata da Giuseppe Bono avrebbe rilevato il 48%, con un altro 8% destinato alla Fondazione CRTrieste e la quota restante suddivisa tra Stato francese (33%) e società pubblica transalpina Dcns (11%). Esito che pareva vantaggioso per tutti: da una parte si sarebbe dato vita a un gigante europeo del settore – aspetto fondante per generare economie di scala -, dall’altra si sarebbe risolta la crisi del gruppo transalpino, dopo che la controllante Coreana Stx Offshore & Shipbuilding aveva portato i libri in tribunale.


Nel maggio 2017 la vittoria di Emmanuel Macron in Francia ha mutato lo scenario. Il presidente ha indicato subito il valore strategico dei cantieri di Saint Nazaire, minacciando di attivare una clausola prevista dal contratto: la nazionalizzazione della società entro 60 giorni da quando gli accordi sono stati notificati. Diritto esercitato a ridosso della scadenza lasciando però una porta aperta a un eventuale accordo con Fincantieri. L’attività diplomatica sull’asse Roma-Parigi ha consentito poi di limare le distanze, fino all’annuncio del febbraio scorso, con cui il gruppo triestino – tramite la controllata Fincantieri Europe – ha rilevato il 50% (più l’1% in prestito dallo Stato transalpino) di Stx France, fermo restando l’ok delle autorità antistrust.

Lo schema prevede lo Stato Francese al 34,34% e l’azienda statale transalpina della difesa Naval Group al 10%, coi dipendenti al 2,40% e un gruppo di imprese locali fino al 3,26%. Raggiunto un accordo sulla composizione del nuovo cda di Stx France. Sullo sfondo la possibilità di estendere l’intesa tra i due Paesi sul piano militare, coinvolgendo Naval Group e l’italiana Leonardo. Intanto si sono fatti sempre più fitti gli incontri tra Fincantieri e il management di Stx France, oltre che tra i due governi per approfondire l’eventuale alleanza in campo militare.

Fra i commenti di ieri, la Uilm che col segretario generale Rocco Palombella si dice preoccupata per il rischio di «rallentare» l’operazione: «Ci auguriamo che quello della Commissione sia solo un atto dovuto». —


 

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