In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

La rivoluzione sulle strade della mitica vettura 805

Cinquant’anni fa lo sbarco a Trieste del primo autobus con il cambio automatico destinato a trasformare il servizio pubblico. Ora rinasce grazie a due appassionati

2 minuti di lettura

TRIESTE. Non solo i movimenti studenteschi, la Primavera di Praga, i Giochi Olimpici del Messico e la vittoria degli Azzurri agli Europei di calcio. Il 1968, a Trieste, viene ricordato anche per un altro, epocale, fatto di cronaca, destinato ad innescare una piccola ma importante “rivoluzione”. Inizia infatti in quell’anno il cambiamento graduale del servizio pubblico in città con la conversione delle linee tranviarie prima, e successivamente quelle filoviarie, in automobilistiche. E oggi, proprio uno di quei primi autobus, che con la loro entrata in servizio decretarono la fine della trazione elettrica, compie cinquanta anni. Si tratta dell’autobus modello Fiat 410 carrozzato dalle Officine Meccaniche Pistoiesi e dotato di cambio automatico, il primo veicolo salvato per scopi museali in ambito regionale da due appassionati, a titolo privato e senza chiedere nemmeno un centesimo alle istituzioni pubbliche.



Quel bus, oltre ad aver spento come detto le sue prime cinquanta candeline, vanta pure diversi primati. «È il primo autobus urbano che ha circolato per le strade di Trieste ad essere dotato di cambio automatico Voith, una vera eccellenza per quei tempi - spiegano Paolo Cerqueni e Giovanni Tosi, che hanno acquistato e restaurato lo storico mezzo nel 1993 -. Inoltre quel modello Fiat 410 è stato il primo dotato di una marcia “corta”, che gli consentiva di superare le ripide pendenze che caratterizzano la nostra città. Inoltre le stesse officine dell’Acegat prima e dell’Act dopo, erano centro di assistenza autorizzato non solo per i mezzi aziendali per questo tipo di cambio, ma anche per conto terzi».

Il suo vero nome è AU 1511 B (ossia Autobus Urbano - quindicesimo progetto da 11 metri progettato dall’Ufficio Tecino VEicoli Speciali delle Officine Pistoiesi) e offriva grande visibilità al conducente perché il posto di guida era para centrale, quindi in posizione dominante.

Ma come nasce la volontà di salvare un autobus storico? «È stata un’idea dettata dalla passione per i trasporti e dalla necessità di conservare per scopi museali un esemplare di questo modello - proseguono Cerqueni e Tosi -. Si tratta di una pietra miliare nella storia del trasporto pubblico a Trieste per le sue indiscusse caratteristiche tecniche che lo rendono unico. La vettura 805, quella che abbiamo salvato, ha concluso la sua attività lavorativa nella primavera del 1992 e tutta l’operazione si è resa possibile grazie alla preziosa ed insostituibile collaborazione di Giorgio Cappel, direttore di esercizio dell’allora ACT».

Dopo la prima fase di recupero, inizia la parte più delicata ed impegnativa: quella del restauro e rimessa in marcia. «Abbiamo trainato il nostro bus fino a a Udine nelle officine della Saita - ricorda Tosi - e ci siamo dedicati anima e corpo ad un restauro estetico e funzionale del mezzo, senza dimenticare che gli abbiamo dovuto sostituire il motore prelevandolo da un suo “confratello” di Bologna, poi rimontato dalle officine Ara di Campoformido».

Finalmente i lavori volgono al termine e nella primavera del 1996 il vecchio Fiat 410 Pistoiesi ritorna a circolare sulle strade cittadine, questa volta soltanto come autobus d’epoca; ma non mancano neppure alcune trasferte a Torino, all’autodromo in Monza e altre manifestazioni del settore alle quali il vecchio bus viene invitato come “special guest star” .

Oggi si gode la sua meritata pensione in un capannone grazie alla collaborazione ed ospitalità dell’Associazione InbusClub che conserva altri bus nostrani, fra i quali anche un Fiat 409 a marce dello stesso anno. Inoltre ora, a distanza di oltre vent’anni dal primo restauro, i due soci sono alla ricerca di un sponsor disposto a ridare una nuova “primavera” alla vettura 805. Il suo futuro potrebbe essere a complemento di iniziative turistiche o di richiamo, garantendo nel contempo la conservazione di questo pezzo di storia della tecnologia trasportistica non solo italiana, ma addirittura europea.

I commenti dei lettori