Le ripetizioni sotto l’albero

Corrado premuda

No, anche la neve! Non bastava la bora? Questa è l’unica città al mondo in cui la neve non cade dal cielo ma arriva dal basso. A tradimento, come la sassata di qualcuno disteso in un fosso o in una trincea. Ovviamente non si attacca, il vento non lo permette, ti dà solo schiaffi gelidi sul viso e dappertutto. Con la fortuna che mi assiste, le scale saranno già ghiacciate. E per trovare scalinata più interminabile non serve scomodare Escher. È bene che scenda piano, un passo per volta, senza fare lo sportivo.


Quello che mi piace del Parco della Rimembranza è che in certi orari non incontri nessuno. Beh, stasera è comprensibile: un tempo da lupi, la vigilia di Natale. A quest’ora la gente o prepara la cena o si attarda a comprare regali. E io, invece, reduce da due ore di ripetizioni di latino. Desolante. Sul lavoro non si sputa, specie quest’anno che non mi hanno ancora chiamato a scuola, però proprio nelle due settimane di vacanza degli altri... Ma dai!

In questi vialetti ci venivo da bambino con papà d’estate: all’ombra degli alberi era uno spasso lasciar correre le automobiline giù per le discese. Gli ostacoli fatti di foglie, le chiocciole, gli eserciti di formiche.

Ecco un’altra sassaiola di neve mortale negli occhi. La neve è bella solo in montagna. Gli altri saranno arrivati in Val Badia ormai. E io qui, maledette lezioni. Il ragazzino è talmente tonto che non basteranno le vacanze per fargli recuperare il piccone. Non ha capito neanche “Est modus in rebus” che gli ho detto prima. Ma come si fa? Perché scegliere il liceo classico?

Per ridursi un domani come me a dare ripetizioni durante le vacanze di Natale?

In discesa la Scala dei Giganti, di solito, è piacevole, ma con questo tempo ci si sente Anna Karenina avvolta dalla bufera o un pastore ritardatario sceso dal presepe sbagliato. Poi, arrivato in fondo, San Giusto è solo un ricordo. Qui non nevica neanche, solo un vento del terrore. Niente più alberi, siepi, pietre commemorative, macchinine... ma strade, gas di scarico, asfalto e traffico. Sono pochi minuti ma il mio appartamento di Barriera sopra al ristorante cinese pare lontanissimo dalla casetta vista mare lassù in alto, di fianco alla chiesa di Montuzza.

Accendo il riscaldamento, mi cambio e ho giusto il tempo per andare a cena. Mi aspettano i parenti, vicini e lontani, anche quelli che non vedo mai, tutti schierati come un plotone di esecuzione, mentre gli altri, beati loro, adesso saranno già mezzi brilli, stanchi per le sciate e pronti a divertirsi insieme. Senza di me!

E a chi sarà venuta la bella idea di questo strano calendario? Una specie di installazione fatta con le scatole di scarpe che campeggia in salotto da ieri al posto di albero e presepio: quattordici scatole numerate dal 24 dicembre al 6 gennaio. Un avvento che non accompagna alla nascita di Gesù ma copre le vacanze di Natale, due maledette settimane in cui mi trastullerò con le avvincenti orazioni di Cicerone. Gli amici. Anziché tenermi compagnia, questa piramide di cartone mi fa ancora più rabbia perché mi ricorda, giorno per giorno, che loro sono in montagna a spassarsela e io devo restarmene qui a dare lezioni private al citrullo. “Ti abbiamo preparato dei regaletti: ogni scatola è numerata e contiene una sorpresa. Così ti saremo vicini e ti sentirai meno solo!”

Che nervi, non essere potuto partire! E adesso rosico a distanza. L’unico insegnante che lavora a Natale quando le scuole sono chiuse. Peggio di un racconto di Dickens.

Comincio ad aprire le scatole prima di affrontare l’esercito familiare, ne ho bisogno. Il 24 ha la scrittura di Laura, vediamo che c’è dentro. Una macchinina: bella. Insomma, carina. Assomiglia proprio a una di quelle con cui giocavo con papà a San Giusto. Quasi quasi me la porto a cena per conforto, giusto per difendermi dal nonnismo dei parenti. Potrei anche aprire tutto il calendario e farla finita adesso: tanto chi mi controlla? Sono solo come un cane e mi aspettano due settimane tristissime. La piccola fiammiferaia, ecco: cerino dopo cerino, regalo dopo regalo, senza freni, fino a che non resterà più niente.

Scatola 25, grafia di Renato, contenuto leggerissimo, cos’è? Uno scherzo? Aspetta... Oh guarda, altro che scherzo: un costume da bagno! Azzurro, il mio colore. Il colore del mare. Fantastico! Estate, caldo, mare, bagni. Questo è un regalo. Gli amici che ti conoscono e ti vogliono bene anche se ti hanno abbandonato al tuo destino coi mocciosi impelagati nelle campagne del “De bello gallico”. Perché tornerà la bella stagione, smetterà di nevicare e di soffiare la bora, arriveranno le vacanze estive. Col sole la vita ha un altro sapore, dai. Io mi sento più buono d’estate, altro che spirito natalizio e settimana bianca al freddo e al gelo! Sotto il sole di Barcola anche le versioni di latino sono più allegre. —

4. - continua





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