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Tutela del fiume Isonzo, la questione approda in Parlamento

La volontà è di favorire la creazione di un unico piano di gestione transfrontaliero del corso d'acqua gestito da Italia e Slovenia

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GORIZIA. Approda anche in Parlamento la delicata partita della gestione transfrontaliera del fiume Isonzo. Ad accendere i riflettori e a portare l'attenzione pubblica sul problema era già stata lo scorso anno la petizione europea (per la precisione la numero 0121 del 2017) presentata da Mita Drius a nome di Legambiente
Gorizia e Monfalcone, dell'associazione ambientalista Eugenio Rosmann e dell'associazione Fiume Isonzo, riunite nel gruppo “Salviamo l'Isonzo”. Una petizione che chiedeva essenzialmente di lavorare concretamente ad una gestione transfrontaliera sostenibile dell'intero sistema fluviale Isonzo – Soca. Ora a sostegno di questa battaglia, come fa sapere il comitato goriziano di Legambiente attraverso una nota, si sta spendendo anche la deputata di Liberi e Uguali Rossella Muroni, che ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta alla Commissione VII (ambiente, territorio e lavori pubblici) destinata al Ministero dell’Ambiente per sapere cosa si stia facendo per favorire la creazione di un unico piano di gestione transfrontaliero del fiume.

Contestualmente “Salviamo l’Isonzo” ha inviato una lettera sul medesimo argomento al Ministero dell’ambiente della Repubblica di Slovenia, alla Commissione mista permanente per l’Idroeconomia, al Distretto idrografico delle Alpi Orientali e all’Assessorato all’ambiente regionale. Insomma, seppur a piccoli passi qualcosa si sta muovendo, anche se la strada da percorrere resta lunga. Già la petizione europea aveva sollevato la questione della dissennata gestione dell’Isonzo – si legge nella nota di Legambiente -, caratterizzata da un’eccessiva antropizzazione del fiume, tanto che la sua integrità ambientale è stata via via modificata. Dighe, traverse, hydropeaking, centrali idroelettriche di grandi e piccole dimensioni, captazioni idriche, alterazione delle sponde, scarichi fognari, usi motoristici e abbandono di rifiuti sono le principali cause di decadimento ambientale. Ciò fa sì che gran parte del tratto italiano dell'Isonzo sia lontano da un buono stato ecologico, come previsto dalla Direttiva europea sulle acque”.

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