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Sabato l’ultimo saluto a Massimo e Jennifer

L’invito delle famiglie dei due triestini morti sul monte Lussari: non fiori ma offerte a favore dei volontari del Soccorso alpino

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I funerali del quarantunenne Massimo Grassi e della trentacinquenne Jennifer Bubic, la coppia dispersa sul Lussari e trovata morta in fondo a un dirupo, saranno officiati sabato mattina, alle dieci, nella chiesa di Montuzza. Insieme, dunque, come hanno chiesto i familiari più stretti.

Ieri, dopo il nulla osta della magistratura di Udine che si è occupata del caso, i due corpi sono stati fatti rientrare a Trieste, a disposizione dei parenti. Le salme in questi giorni erano custodite all’obitorio di Tarvisio per le pratiche legali necessarie.

Il desiderio delle rispettive famiglie è di non portare fiori durante la messa. Ma, piuttosto, di devolvere offerte al Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia, a favore delle squadre di volontari impegnati quotidianamente nei salvataggi di emergenza in tutta la regione. E che nella tragedia della scorsa settimana hanno fatto di tutto per cercare di trarre in salvo i due triestini dispersi, impegnando decine di uomini e tecnici specializzati nelle ricerche in montagna, tra sentieri ghiacciati e crepacci a strapiombo. Ricerche, come noto, in condizioni talvolta proibitive e davvero rischiose che richiedono competenze e mezzi tecnologici adeguati.

Durante il funerale sarà predisposta una cassettina ad hoc per le offerte dei fedeli e delle altre persone che prenderanno parte alla cerimonia.

Nel frattempo, man mano che passano i giorni, la dinamica dell’incidente, da ricostruire anche per capire cosa ha davvero provocato la morte dei due triestini, appare un po’ più chiara. Era martedì dell’altra settimana. La coppia stava rientrando dalla gita sul Lussari: Massimo e Jennifer a un certo punto hanno imboccato la traccia “nera” che da Sella Prasnig (1.491 metri) va verso la Malga Lussari. I due triestini hanno poi deviato calandosi lungo il canale del Rio Prasnig. Una zona impervia, stando a quanto riferito dai soccorritori, dove il terreno è gelato e il ghiaccio spesso non è nemmeno visibile. I due sono ruzzolati insieme, nello stesso momento, per circa 100 metri (non 200 come sembrava dalle prime ricostruzioni), ma poi hanno fatto un altro balzo di oltre 20 metri nel vuoto: un burrone. Sotto, in fondo al dirupo, c’era una pozza d’acqua. È il punto in cui i soccorritori, sabato scorso, hanno rinvenuto i due cadaveri. Dopo quattro giorni di perlustrazioni.

Dal referto emerge che il quarantunenne è deceduto sul colpo, evidentemente a causa dei traumi subiti durante la caduta (sul volto riporta i segni dei colpi e delle contusioni).

Ma la trentacinquenne, probabilmente svenuta e quindi rimasta immobile dopo un volo del genere nel vuoto, non è morta immediatamente. Ma nelle ore successive, forse durante la notte, per ipotermia. I due corpi sono stati trovati vicini, ormai congelati. —



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